Questo blog nacque tempo fa a Pavia; questa città ha fatto da sfondo a molte delle avventure ivi raccontate.
Dopo la laurea in neuropsicologia, avvenuta il 17 luglio 2009, il mio domicilio è cambiato: sono alloggiata presso la casa del personale della Clinica Hildebrand, Brissago, Canton Ticino, Svizzera.
Almeno per sei mesi sarò qui a cercare di ampliare le mie conoscenze pratiche, a comprendere se la clinica è davvero la mia strada, a farmi un po' di "pelo sullo stomaco" e a fare il tirocinio per l'esame di stato.
Il mio orario di lavoro è dalle 08.00 alle 17.00, dal lunedì al venerdì; e per il momento sono le migliori ore della giornata. Per le restanti ore, come dire, Work in Progress.
Nuovi aggiornamenti a breve!
PS. per iniziare desidero vivamente ringraziare il vecchietto che sabato 19 settembre a Locarno ha deciso di prendere a calci la macchina di Daniele poiché eravamo bloccati nel traffico e ahinoi fermi sulle strisce pedonali, quando il dolce vecchietto (!) ha fatto scattare il passaggio pedonale; in particolare lo ringrazio per:
1. la botta sul laterale dx della macchina;
2. aver rovinato il giro a Locarno, inficiando la possibilità di fare acquisti;
3. il nervoso e il dispiacere di Daniele (comportamento ammirevole...io avrei spaccato la faccia al signore!);
4. la mia scarica di tachicardia;
5. aver aumentato i miei dubbi circa l'etica del popolo svizzero.
Distinti saluti al vecchietto.
Sunday, September 20, 2009
Friday, September 18, 2009
Viaggio a Parigi, settembre 2009
Alcuni di noi, spesso, hanno piccoli sogni che, per quanto semplici possano apparire, in realtà hanno un pizzico di insormontabilità e fanno sì che il sognatore li conservi anelandone la realizzazione, ma senza far nulla per perseguirla. Parigi per me è sempre stato questo: un qualcosa a cui anelavo ma che non progettavo.
E quindi ancor di più il regalo di Daniele, per la mia laurea, è stato estasiante: 4 giorni a settembre nella meravigliosa città francese. Ho spulciato libri, guide, stralci di giornale e di articoli online, racconti di ogni genere e tempo, tutto ciò che potesse raccontarmi di questa città: non volevo partire senza sapere che cosa stavo andando ad incontrare.
E’ vero pure, però, che la prima volta a Parigi prevede un tour turistico, “da guida”. Ma come si può rinunciare a quelle mete così raccontate? E così il risultato è un viaggio, vissuto su due piani: quello della terra ferma e quello delle altezze, a volte vertiginose, che abbiamo potuto raggiungere grazie alle antiche scale dei monumenti od i moderni ascensori; un contrasto che ritroveremo spesso in questa città, dove il vecchio è vicino al nuovo, mischiati insieme.
Il 3 settembre, di sera, io e Daniele partiamo alla volta dell’Aereoporto di Malpensa: una notte lì, in attesa del volo Lufthansa delle ore 7.00 per l’aereoporto Charles De Gaulle. Volo splendido, se non fosse per la signora di fianco che, in preda ad un loop claustrofobico, sentenzia che vuolescendere dall’aereo. Dopo un’azione di supporto, tutto risolto… si parte – e la signora con noi, con somma gratitudine dei suoi compagni di viaggio -.
L’aereoporto è grande, fatto di lunghi tapis roulant, trenini, terminal (ben 3), ma con coraggio e senso di osservazione, ci trasciniamo dietro una coppia di signori anziani fino a Paris Nord (per gli amici Gare du Nord); prendiamo la metrò e arriviamo alla nostra fermata: Blanche… uscendo sulla destra, ci accoglie il Moulin Rouge: piccolo e rosso, sembra un locale come un altro… e forse c’è da chiedersi se nel famoso quartiere di Pigalle non sia solo quello…. Ecco la salita verso il nostro albergo, sito nella Butte del più affascinante quartiere di Parigi: Montmartre. Evidentemente questo è già un chiaro segno della grande attenzione che Daniele ha messo nell’organizzare il tutto: l’albergo è proprio lì, in uno dei quartieri di cui forse più si è raccontato, frequentato da gente talmente variegata da apparire comunque più francese del resto della città. Ciò che ci colpisce nell’immediato, mentre percorriamo i vicoli in salita verso il Sacro Cuore, è il silenzio di alcuni angoli, l’aspetto “da villaggio” di alcune strade, la piazza piena di avventori e pittori; piccole botteghe nel quale spiare scoprendo un anziano che dipinge incessantemente gatti, una boulangerie che col suo odore fragrante ti invita ad entrare. Ed ogni tanto uno scorcio sulla bella città che si staglia ai nostri piedi e ai piedi della collina, sino a quando per la prima volta vedo quella che diverrà la protagonista incontrastata di questo viaggio, un viaggio che diventerà un lento avvicinamento verso quella figura svettante: la Tour Eiffel.
E si arriva così fino alla famosa Chiesa di questo quartiere: tantissima gente ad osservare quel bianco candore che ogni giorno si rigenera e si accresce. La guida fornisce un giudizio poco lusinghiero e forse la veduta più affascinante resta la grande scalinata bianca col prato verde e i piccoli passaggi laterali che ti accompagnano fino a metà. Poi giù per le strade del quartiere, fino a raggiungere Abassess, una splendida fermata della metrò, ma così faticosa a causa dei suoi gradini infiniti che ti portano giù fino al treno; fortunatamente è stato installato un ascensore moderno che aiuta i meno allenati (ovvero il 99% della popolazione!). Oltre alla fermata in art decò, in questa piazza si staglia anche la sede della Croce Rossa Francese – non posso non fotografarla! – e soprattutto il muro dove Ti amo è scritto in tutte le lingue del mondo: giusto per rimembrarci che Parigi è pur sempre la città dell’amore e del romanticismo. Ma Parigi è anche la città dei bizzarri francesi e così proprio vicino alla metrò una francese vestita di tutto punto, col berrettino in testa suona una fisarmonica.
Prendiamo la metrò in direzione dell’Opera Garnier: al di là delle mie foto che attestano come io possa ballare in tutti i teatri del mondo (ovviamente non mi dilungherò sul fatto che mi è concesso solo lo spazio della hall e dei corridoi e non evidentemente sul palcoscenico), del fatto che questo teatro abbia accolto i più importanti nomi della danza e il mio amato Bejart, della bella vista che si gode dal balcone principale, questo teatro non è un semplice teatro…. È un luogo sfarzoso, dorato, pieno di specchi e fregi e orologi e tendaggi sontuosi…. A guardarlo, ne rimani abbagliato e vorresti chiedere che togliessero qualcosa perché tutto quello sfarzo non può essere retto dai tuoi occhi.
Usciamo alla ricerca del cibo e qui ci imbattiamo in un luogo che non volevamo visitare; e soprattutto credo che neanche la migliore guida di Parigi possa dare un mano: le Gallerie Lafayette. Allora, acquistato il pranzo, scappiamo subito via, ci issiamo sui gradini del teatro e ci gustiamo il momento. La stanchezza si fa sentire; meglio tornare in albergo per un breve riposo.
Ore 19.00, è tempo di cena. Seguiamo il consiglio della guida e di un racconto di una coppia di turisti, per giungere in un localino piccolo, ma spettacolare, della Butte: il menù offre un piccolo aperitivo con un bicchiere di un qualcosa di alcolico non ben definito, e bourgignone, con del vino rosso servito in un biberon. Per arrivare al mio posto dietro la panca addossata al muro, scavalco il tavolo, aiutata dai gestori del locale, suscitando l’ilarità della gente, soprattutto perché loro stessi han vissuto quell’esperienza pochi istanti prima. Emozionante mangiare della carne sfrigolante, ridendo un po’ ebbri per il vino e per l’aria fumosa del luogo, gomito a gomito con un coppia di russi ed un quartetto di ridenti americani: questa resterà la miglior cena della vacanza.
Decidiamo di trascorrere la nostra prima serata da parigini al Louvre: spettacolare. La luce soffusa inspira voglia di scattare mille foto, rende ogni angolo suggestivo, così come è suggestivo il riflesso dei palazzi e della luna nell’acqua dei canali intorno alle contestate piramidi in vetro: è necessario ammettere però che parte della suggestione è un loro merito, del netto contrasto con l’Arc Du Carossell: questo monumento così a suo agio a guardia della grande piazza e quelle strutture ferrose invece così fuori tono, ma estremamente fiere e fors’anche estremamente strafottenti rispetto al resto: loro son lì, e da lì non si muovono. Forse ripercorrono un po’ l’idea che il mondo ha dei Parigini: popolo antipatico, pieno di sé; eppure tutto il mondo va a trovarli. Arriviamo fino alla Senna per dare un’occhiata lontana all’altro lato e a destra intanto, una grande Signora vestita d’oro, ci osserva, ci spia.
Il giorno successivo inizia con una meravigliosa tazza fumante di caffè americano, croissant e muffin da Starbucks, nella piazza del Moulin Rouge: questo sarà il nostro rito mattutino parigino. Una giornata intensa ci attende: inizia attraversando Pont Neuf; Mentre la maggior parte dei turisti si ferma ad ammirare la statua equestre di Enrico IV, la nostra attenzione viene catturata dalla graziosa Place Dauphine: castagni e campi di bocce, un silenzio irreale che assorda rispetto al rumore delle macchine e il ciarlare della gente delle strade limitrofe. Camminando lungo il fiume, giungiamo al complesso de Palais de Justice e soprattutto a La Chapelle: la parte inferiore della chiesa è interessante, soprattutto per la pittura murale che ricorda il velluto degli abiti sontuosi, ma non ci sono parole per descrivere l’impatto visivo che si ha quando, dopo aver percorso la stretta e ripida scala a chiocciola, si giunge alla parte superiore: immediatamente veniamo immersi in un tripudio di colori, così intensi, caldi, pastosi, su quelle vetrate altissime. Tutti uscendo dalle scale si fermano esterrefatti e quello dietro già inizia a scalpitare, comprendendo un attimo dopo e diventando egli stesso poi oggetto dei reclami di chi lo segue.
Usciamo ed il sole parigino ci accoglie. Camminiamo e Daniele scopre il mercatino di uccellini, tipicamente parigino, e fa la conoscenza di un bipede anni ’70, con un ciuffo estremamente cotonato. La nostra meta successiva è la famigerata Notre Dame: quanta gente in questa piazza; io che mi sorprendo nel vedere ancora il sole e la chiesa luminosa: ma davvero credevo che Notre Dame fosse oscura, nera, inquietante? Forse sì, lo credevo davvero. Gli interni sono così alti e luminosi, la chiesa è piena di gente per la messa domenicale; noi ne approfittiamo per guardare le navate laterali e solo dopo che la navate centrale si libera, possiamo osservarla con calma. Poi ci mettiamo in fila, mangiando il nostro frugale pranzo (il panino!) osservando un artista di strada che facendo il verso ai passanti, cerca di far sorridere coloro i quali, a volte con poca pazienza, attendono di salire… e che salita!!! Lunghissima, scale, scale, scale… fino alla cima famosa di Notre Dame a 46 metri di altezza; ad accoglierci ci sono le statue gotiche che guardano in basso o lontano, l’orizzonte parigino. Camminando lungo lo stretto corridoio, il panorama si offre in tutta la sua bellezza; giungiamo ad osservare la famosa campana e poi ritorniamo giù, con le gambe che ci tremano per la stanchezza: è d’obbligo stenderci nel piccolo giardinetto ai piedi della maestosa cattedrale e guardarla attraverso le fronde degli alberi.
Dove ci condurranno ora le strade di Parigi? Beh, verso una deliziosa crepes alla nutella; e verso il Pantheon: la guida dice che gli artefici di questo tempio immaginavano che avrebbe superato in bellezza S. Pietro; sinceramente credo che abbiamo mirato troppo in alto e d’altro canto, se questa fosse davvero una chiesa, forse sarebbe veramente troppo poco mistica; invece assurge meravigliosamente al suo ruolo di mausoleo, con le tombe di Rousseau e Voltaire a fronteggiarsi, mentre Hugo, Dumas e Zola nello stesso anfratto (che gran chiacchierate sulla letteratura si fan quei tre!) e Marie Curie che impone la sua presenza femminile con la delicatezza di una pietra bianca.
Rientriamo in albergo, per prepararci all’inebriante sera: la cena all’Hard Rock Cafè, dove il cameriere afro parla un inglese perfetto ed onora i suoi ospiti come un vero maitre da sala. Il panino qui è ottimo, nulla da obiettare: una cena commerciale, è vero, ma buonissima! E quindi prendiamo la metro diretti a Place de l’Alma, dove c’è la riproduzione della fiamma della Statua della Libertà e dove soprattutto c’è l’imbarco dei luminosissimi bateaux-mouches: qui ho vissuto il momento più pauroso di tutta la vacanza a causa della distesa infinita di ragni: temevo di dare fuori di testa, ma la provvidenziale strada a fianco della passerella mi ha aiutato… e mi ha permesso di comprendere che avevamo formato una fila inutile e che l’imbarco era poco più in là. La paura però viene sdoganata dalla meraviglia di fronte alla Tour Eiffel che scintilla: l’ora è scattata! Dalla Senna si ha un’immagine diversa e suggestiva della città: i monumenti sono lì, alcuni si affacciano grandemente sul fiume, altri si nascondono dietro gli alberi o nell’oscurità senza risultato a causa delle luci del battello. E lungo il fiume, osserviamo ciò che rende ai miei occhi questa città come un angolo spettacolare di mondo: ecco dunque gruppi di persone che ballano lungo il fiume, chi salsa, chi tango, chi dance… ma ballano con la musica alta e l’euforia nel salutare i turisti del battello.
La mattina dopo, la nostra colazione da Starbuck, col sottofondo della musica di Sinatra e il Moulin Rouge sonnecchiante: è mattino, dunque. Questa giornata prevede il nostro incontro ravvicinato con la Signora. Come descriverla? Immensa, alta, ferrosa, schematica. E’ come se qualcuno dall’alto, l’avesse posata lì, con quelle 4 arcate agli angoli a sostenerla: ci sarebbe da chiedersi se un giorno quel qualcuno non torni per spostarla tutta intera altrove. Saliamo su col primo ascensore rosso e poi ancora più su, sino alla cima con l’altro ascensore, così rapido nella sua corsa da farmi girare la testa.. e lassù ancora Parigi dall’alto; camminiamo tutto intorno, perché questa volta la vista è veramente a 360°: ammiriamo i grandi boulevards che tagliano geometricamente la città e gli alberi, che iniziano già a colorarsi di marrone: è pur sempre settembre! E qui ha luogo una delle scene più esilaranti del nostro viaggio: Daniele, romanticissimo, fa scivolare tra le mie mani un pacchettino rosso; la vista da Parigi fa da scenario al mio regalo… ed ecco quel paio di orecchini che ho sempre amato e che per breve tempo ho avuto prima che mani estranee me lo strappassero. Felice e soprattutto sempre sorpresa della sua grande capacità di stupirmi, abbraccio Daniele; fino a quando un americano dice che ci vuole scattare una foto. Perché mai? Noi titubanti acconsentiamo alla sua richiesta. Scatto e poi una pacca sulla spalla di Daniele e un : “Congratulation” che ci lascia basiti e senza possibilità di replica. La moglie dell’americano, visivamente emozionata, l’americano, visivamente emozionato e noi ancora inconsapevolmente consci del grande equivoco. Solo dopo, grandi risate!
Scendiamo dalla grande Signora, per dirigerci a mangiare un panino seduti sul prato de Champ du Mars: in questo modo si può dare libero sfogo alla propria creatività fotografica avendo come sfondo la Torre, si può godere del caldo sole parigino, si possono osservare i vari turisti e soprattutto si possono avere conversazioni dirette con i corvi che abitano proprio da queste parti (Daniele docet, anche se la sua conversazione con il corvo di turno aveva toni belligeranti!).
Siamo abbastanza stanchi, il caldo diventa importante, ma la nostra successiva metà sembra essere fresca ed accogliente, lontana dal trambusto cittadino. Passiamo dal Trocadero, mangiamo un gelato, prendiamo la metro e arriviamo a Place della Concorde dove Daniele resta soddisfatto dello splendido reperto che fin da Luxor è giunto qui a troneggiare. Poi entrando negli spettacolari Jardin des Tuileries, arriviamo alla Orangerie, dove ci attendono le 12 magnifiche sontuosissime Ninfee di Monet. Sono belle da togliere il fiato, in una location – semplice e pura - che ne esalta ancora di più la bellezza: sedersi e ammirarle fa respirare l’anima. Si può visitare anche la Collection Jean Walter et Paul Guillaume, che sinceramente però ha dato poca soddisfazione sia a me che a Daniele. Ovviamente la mia classicissima figura da turista all’arrembaggio la metto in scena nel negozio del museo, mentre contenta per il mio splendido acquisto (la riproduzione delle Ninfee al Mattino) dico al gentilissimo cassiere: “Poster number undici!”… che mi sembra ovviamente giusto!
Usciti, prendiamo due sedie, le tipicissime sedie verdi, e ci sediamo su un punto alto del giardino per osservare il viavai della gente e godere di un momento di riposo. Passa la Gendarmerie in groppa a dei splendidi cavalli: anche loro danno colore all’ambiente, lasciandosi fotografare. Continuiamo la passeggiata attraverso il lungo viale, accecante per il sole, fino a giungere all’Arc du Carossell e, ahinoi, al Louvre: dov’è la poesia di due sere prima? Il silenzio, la luce soffusa, quello splendido contrasto architettonico tra vecchio e nuovo, tra antico e moderno, tra buio e luce? Svanito: ora solo tanta gente, stanca, rumoreggiante, che non si guarda attorno…. Questa splendida piazza che con grande eleganza ci aveva accolti la prima sera avvolgendoci nella sua teatrale magnificenza, sembra ora avviluppata su se stessa e forse in maniera sommessa osserva e tace. Da qui il nostro caldo consiglio: visitate questo luogo di sera!
Torniamo verso l’albergo, la nostra ultima serata a Parigi ci attende: vogliamo trascorrerla da perfetti innamorati, vogliamo viverla dolcemente, e soprattutto vogliamo la Tour Eiffel come sfondo… e così, dopo un mini-aperitivo in camera a base di sushi e birra (una delizia!) ed una cena alla Steak House Buffalo di fronte al Moulin Rouge – sconsigliamo vivamente di frequentarla, non per i prezzi e per il cibo (buono!), ma per il cameriere e il suo modo di fare a dir poco offensivo -, prendiamo la metro e ci fiondiamo al Trocadero (meraviglioso di sera, insignificante di giorno, a parte per un ragazzo sui roller che fa follie!). Ci accodiamo sul muretto e ascoltiamo: Edith Piaf con la sua “La via en rose” (magnifica davvero, ha il sapore di Parigi! Era un rito a cui ci tenevo tantissimo!) e la nostra canzone, italianissima. Poi siamo pronti per lo spettacolo di luci: macchine fotografiche piazzate e via….. MERAVIGLIOSA!!!! La gente che rimane a bocca aperta, gridolini di soddisfazione e poi silenzio; un gruppo di ragazzi vicino a noi festeggia il compleanno di un loro amico… 5 minuti e poi tutto torna come prima; e ti chiedi se sia davvero accaduto o non sia stato solo una tua proiezione mentale. Intorno la vita riprende, gli artisti di strada si riattivano e noi prendiamo una crepes alla nutella (dal gusto un po’ discutibile, ma pensiamo che possa essere una buona tradizione da perseguire) e ci accomodiamo sui gradini per godere lo spettacolo di due giovani che si dilettano col fuoco: bravissim. Trascorre un’ora e noi ci guardiamo straniti per aver perso la cognizione del tempo, ma è ancora la torre a ricordarci che sono le 23.00. Rispettosamente la salutiamo e ci avviamo verso Montmartre, la nostra dimora!
La mattina prepariamo il bagaglio e lasciamo la nostra stanza: siamo diretti ad un quartiere nuovo da esplorare e soprattutto a Saint Sulpice: le strade sono veramente piene di negozi di vario genere e tipo e io ne scopro uno veramente parigino, da dove acquisterei tutto. La famosa chiesa dall’esterno ci lascia insoddisfatti, anche forse a causa dell’impalcatura…. E anche gli interni (fatta eccezione per i Delacroix – entrando a destra) non ci fa impazzire; scatta il rito della foto per lo gnomone e l’obelisco, ma soprattutto per lo splendido organo che la guida definisce come il più grande di Francia: non stentiamo a crederlo.
Usciamo dalla Chiesa e ci dirigiamo presso i Jardin du Luxembourg: un oasi meravigliosa, veramente parigina, piena di prati e fiori e alberi e statue; deliziosa in ogni suo aspetto: dalla francese che seduta su una panchina legge, ai due uomini che giocano a scacchi sotto lo sguardo attento di un amico, un anziano nero seduto presso il campo di bocce, giovani aitanti che giocano a tennis e due turisti, noi, che si siedono qui per godere della splendida brezza e di questo angolo sublime. Scopriamo poi la Statua della Libertà, piccola e ben situata in questo posto, nonostante di primo acchito potrebbe sembrare un po’ lontana dalla sua collocazione.
Ma dobbiamo proseguire, ci attende ancora molto da vedere: la Tour Montparnasse! Salire lassù è veramente bello e così ci rendiamo conto che ogni giorno abbiamo visto Parigi dall’alto… e forse è tra le migliori visuali di cui si può godere. La torre è modernissima, con questo suo velocissimo ascensore (il più lesto d’Europa!) a tal punto che le orecchie fan i capricci. E da qui la Torre sembra piccina, a causa anche dell’effetto lontananza.
Poi scendiamo, affamati… ma è così stancante oggi cercare un luogo per pranzare, che ci rintaniamo da McDonald’s…. un po’ di tempo lì non rovinerà certo la nostra meravigliosa vacanza; e poi noi abbiamo fretta, per cui consultiamo la nostra carta e ci rechiamo verso l’ultima meta: Hotel des invalides, una struttura gigantesca con il bianco che fa ancor più da contrasto con l’oro della cupola; entriamo e Daniele non resiste alla curiosità di visitare il museo delle Corazze: veramente ben curato; così come quello dedicato alla due guerre, che osserviamo superficialmente, io perché sono sempre molto inquieta di fronte a questa parte di storia, e Daniele perché sa che il tempo stringe e le lancette corrono. Ci rechiamo nella struttura centrale; e dopo aver visitato la tomba del maresciallo Foch, bella per le nuance celesti, piccolo angolo dove si respira un sincero cordoglio, ci affacciamo alla balaustra, sicché il contrasto risulta netto: la tomba dell’Imperatore di Francia Napoleone; il feretro di porfido rosso, circondato da alte figure femminili in marmo che lo vegliano. Scendiamo, e mentre nella cappella vicina si celebra messa, ci avviciniamo dal basso a questo angolo di magnificenza; sui muri ci sono inscritte le frasi celebri di questo uomo, che ovviamente risulta assolutamente privo di umiltà. In tutto questo viaggio non l’avevamo ancora incrociato: si, certo, alcuni monumenti visti avevano un legame con la sua storia, ma non avverti la sensazione che Napoleone abbia vissuto a Parigi, sino a quando, almeno, non giungi qui: sembra che il tributo per questo uomo, tanto odiato in patria oppure tanto amato – è così tutto tanto ambiguo a riguardo- sia stato tutto concentrato in queste mura: alloro, sfarzo, splendore, clamore, reverenza… tutto qui e da nessun’altra parte di Parigi. Esci dalla porta principale e ti chiedi ancora se davvero Napoleone è mai stato l’imperatore di questa città, in questa città.
Il nostro viaggio è giunto al termine; torniamo all’albergo per ritirare i bagagli e per salutare questo splendido quartiere che ci ha accolti e ci rimarrà nel cuore. Torniamo ancora al nostro Starbuck’s, perché vogliamo ricordare i nostri risvegli qui e vogliamo portarci via un pezzettino di questo angolo. Prendiamo la metro e con uno strano silenzio nell’anima ci dirigiamo lontani, verso Charles de Gaulle. Parigi e la nostra promessa di ritornarci.
Le mie ultime parole di questo racconto sono rivolte a colui che ha reso possibile che tutto questo accadesse: Daniele. Grazie per ogni tuo splendido sorriso in questo viaggio, per la tua allegria, per la tua infaticabilità e perché ogni tuo gesto è così spontaneo da far commuovere…. Noi, sempre senza peso, senza fiato e senza affanno.
E quindi ancor di più il regalo di Daniele, per la mia laurea, è stato estasiante: 4 giorni a settembre nella meravigliosa città francese. Ho spulciato libri, guide, stralci di giornale e di articoli online, racconti di ogni genere e tempo, tutto ciò che potesse raccontarmi di questa città: non volevo partire senza sapere che cosa stavo andando ad incontrare.
E’ vero pure, però, che la prima volta a Parigi prevede un tour turistico, “da guida”. Ma come si può rinunciare a quelle mete così raccontate? E così il risultato è un viaggio, vissuto su due piani: quello della terra ferma e quello delle altezze, a volte vertiginose, che abbiamo potuto raggiungere grazie alle antiche scale dei monumenti od i moderni ascensori; un contrasto che ritroveremo spesso in questa città, dove il vecchio è vicino al nuovo, mischiati insieme.
Il 3 settembre, di sera, io e Daniele partiamo alla volta dell’Aereoporto di Malpensa: una notte lì, in attesa del volo Lufthansa delle ore 7.00 per l’aereoporto Charles De Gaulle. Volo splendido, se non fosse per la signora di fianco che, in preda ad un loop claustrofobico, sentenzia che vuolescendere dall’aereo. Dopo un’azione di supporto, tutto risolto… si parte – e la signora con noi, con somma gratitudine dei suoi compagni di viaggio -.
L’aereoporto è grande, fatto di lunghi tapis roulant, trenini, terminal (ben 3), ma con coraggio e senso di osservazione, ci trasciniamo dietro una coppia di signori anziani fino a Paris Nord (per gli amici Gare du Nord); prendiamo la metrò e arriviamo alla nostra fermata: Blanche… uscendo sulla destra, ci accoglie il Moulin Rouge: piccolo e rosso, sembra un locale come un altro… e forse c’è da chiedersi se nel famoso quartiere di Pigalle non sia solo quello…. Ecco la salita verso il nostro albergo, sito nella Butte del più affascinante quartiere di Parigi: Montmartre. Evidentemente questo è già un chiaro segno della grande attenzione che Daniele ha messo nell’organizzare il tutto: l’albergo è proprio lì, in uno dei quartieri di cui forse più si è raccontato, frequentato da gente talmente variegata da apparire comunque più francese del resto della città. Ciò che ci colpisce nell’immediato, mentre percorriamo i vicoli in salita verso il Sacro Cuore, è il silenzio di alcuni angoli, l’aspetto “da villaggio” di alcune strade, la piazza piena di avventori e pittori; piccole botteghe nel quale spiare scoprendo un anziano che dipinge incessantemente gatti, una boulangerie che col suo odore fragrante ti invita ad entrare. Ed ogni tanto uno scorcio sulla bella città che si staglia ai nostri piedi e ai piedi della collina, sino a quando per la prima volta vedo quella che diverrà la protagonista incontrastata di questo viaggio, un viaggio che diventerà un lento avvicinamento verso quella figura svettante: la Tour Eiffel.
E si arriva così fino alla famosa Chiesa di questo quartiere: tantissima gente ad osservare quel bianco candore che ogni giorno si rigenera e si accresce. La guida fornisce un giudizio poco lusinghiero e forse la veduta più affascinante resta la grande scalinata bianca col prato verde e i piccoli passaggi laterali che ti accompagnano fino a metà. Poi giù per le strade del quartiere, fino a raggiungere Abassess, una splendida fermata della metrò, ma così faticosa a causa dei suoi gradini infiniti che ti portano giù fino al treno; fortunatamente è stato installato un ascensore moderno che aiuta i meno allenati (ovvero il 99% della popolazione!). Oltre alla fermata in art decò, in questa piazza si staglia anche la sede della Croce Rossa Francese – non posso non fotografarla! – e soprattutto il muro dove Ti amo è scritto in tutte le lingue del mondo: giusto per rimembrarci che Parigi è pur sempre la città dell’amore e del romanticismo. Ma Parigi è anche la città dei bizzarri francesi e così proprio vicino alla metrò una francese vestita di tutto punto, col berrettino in testa suona una fisarmonica.
Prendiamo la metrò in direzione dell’Opera Garnier: al di là delle mie foto che attestano come io possa ballare in tutti i teatri del mondo (ovviamente non mi dilungherò sul fatto che mi è concesso solo lo spazio della hall e dei corridoi e non evidentemente sul palcoscenico), del fatto che questo teatro abbia accolto i più importanti nomi della danza e il mio amato Bejart, della bella vista che si gode dal balcone principale, questo teatro non è un semplice teatro…. È un luogo sfarzoso, dorato, pieno di specchi e fregi e orologi e tendaggi sontuosi…. A guardarlo, ne rimani abbagliato e vorresti chiedere che togliessero qualcosa perché tutto quello sfarzo non può essere retto dai tuoi occhi.
Usciamo alla ricerca del cibo e qui ci imbattiamo in un luogo che non volevamo visitare; e soprattutto credo che neanche la migliore guida di Parigi possa dare un mano: le Gallerie Lafayette. Allora, acquistato il pranzo, scappiamo subito via, ci issiamo sui gradini del teatro e ci gustiamo il momento. La stanchezza si fa sentire; meglio tornare in albergo per un breve riposo.
Ore 19.00, è tempo di cena. Seguiamo il consiglio della guida e di un racconto di una coppia di turisti, per giungere in un localino piccolo, ma spettacolare, della Butte: il menù offre un piccolo aperitivo con un bicchiere di un qualcosa di alcolico non ben definito, e bourgignone, con del vino rosso servito in un biberon. Per arrivare al mio posto dietro la panca addossata al muro, scavalco il tavolo, aiutata dai gestori del locale, suscitando l’ilarità della gente, soprattutto perché loro stessi han vissuto quell’esperienza pochi istanti prima. Emozionante mangiare della carne sfrigolante, ridendo un po’ ebbri per il vino e per l’aria fumosa del luogo, gomito a gomito con un coppia di russi ed un quartetto di ridenti americani: questa resterà la miglior cena della vacanza.
Decidiamo di trascorrere la nostra prima serata da parigini al Louvre: spettacolare. La luce soffusa inspira voglia di scattare mille foto, rende ogni angolo suggestivo, così come è suggestivo il riflesso dei palazzi e della luna nell’acqua dei canali intorno alle contestate piramidi in vetro: è necessario ammettere però che parte della suggestione è un loro merito, del netto contrasto con l’Arc Du Carossell: questo monumento così a suo agio a guardia della grande piazza e quelle strutture ferrose invece così fuori tono, ma estremamente fiere e fors’anche estremamente strafottenti rispetto al resto: loro son lì, e da lì non si muovono. Forse ripercorrono un po’ l’idea che il mondo ha dei Parigini: popolo antipatico, pieno di sé; eppure tutto il mondo va a trovarli. Arriviamo fino alla Senna per dare un’occhiata lontana all’altro lato e a destra intanto, una grande Signora vestita d’oro, ci osserva, ci spia.
Il giorno successivo inizia con una meravigliosa tazza fumante di caffè americano, croissant e muffin da Starbucks, nella piazza del Moulin Rouge: questo sarà il nostro rito mattutino parigino. Una giornata intensa ci attende: inizia attraversando Pont Neuf; Mentre la maggior parte dei turisti si ferma ad ammirare la statua equestre di Enrico IV, la nostra attenzione viene catturata dalla graziosa Place Dauphine: castagni e campi di bocce, un silenzio irreale che assorda rispetto al rumore delle macchine e il ciarlare della gente delle strade limitrofe. Camminando lungo il fiume, giungiamo al complesso de Palais de Justice e soprattutto a La Chapelle: la parte inferiore della chiesa è interessante, soprattutto per la pittura murale che ricorda il velluto degli abiti sontuosi, ma non ci sono parole per descrivere l’impatto visivo che si ha quando, dopo aver percorso la stretta e ripida scala a chiocciola, si giunge alla parte superiore: immediatamente veniamo immersi in un tripudio di colori, così intensi, caldi, pastosi, su quelle vetrate altissime. Tutti uscendo dalle scale si fermano esterrefatti e quello dietro già inizia a scalpitare, comprendendo un attimo dopo e diventando egli stesso poi oggetto dei reclami di chi lo segue.
Usciamo ed il sole parigino ci accoglie. Camminiamo e Daniele scopre il mercatino di uccellini, tipicamente parigino, e fa la conoscenza di un bipede anni ’70, con un ciuffo estremamente cotonato. La nostra meta successiva è la famigerata Notre Dame: quanta gente in questa piazza; io che mi sorprendo nel vedere ancora il sole e la chiesa luminosa: ma davvero credevo che Notre Dame fosse oscura, nera, inquietante? Forse sì, lo credevo davvero. Gli interni sono così alti e luminosi, la chiesa è piena di gente per la messa domenicale; noi ne approfittiamo per guardare le navate laterali e solo dopo che la navate centrale si libera, possiamo osservarla con calma. Poi ci mettiamo in fila, mangiando il nostro frugale pranzo (il panino!) osservando un artista di strada che facendo il verso ai passanti, cerca di far sorridere coloro i quali, a volte con poca pazienza, attendono di salire… e che salita!!! Lunghissima, scale, scale, scale… fino alla cima famosa di Notre Dame a 46 metri di altezza; ad accoglierci ci sono le statue gotiche che guardano in basso o lontano, l’orizzonte parigino. Camminando lungo lo stretto corridoio, il panorama si offre in tutta la sua bellezza; giungiamo ad osservare la famosa campana e poi ritorniamo giù, con le gambe che ci tremano per la stanchezza: è d’obbligo stenderci nel piccolo giardinetto ai piedi della maestosa cattedrale e guardarla attraverso le fronde degli alberi.
Dove ci condurranno ora le strade di Parigi? Beh, verso una deliziosa crepes alla nutella; e verso il Pantheon: la guida dice che gli artefici di questo tempio immaginavano che avrebbe superato in bellezza S. Pietro; sinceramente credo che abbiamo mirato troppo in alto e d’altro canto, se questa fosse davvero una chiesa, forse sarebbe veramente troppo poco mistica; invece assurge meravigliosamente al suo ruolo di mausoleo, con le tombe di Rousseau e Voltaire a fronteggiarsi, mentre Hugo, Dumas e Zola nello stesso anfratto (che gran chiacchierate sulla letteratura si fan quei tre!) e Marie Curie che impone la sua presenza femminile con la delicatezza di una pietra bianca.
Rientriamo in albergo, per prepararci all’inebriante sera: la cena all’Hard Rock Cafè, dove il cameriere afro parla un inglese perfetto ed onora i suoi ospiti come un vero maitre da sala. Il panino qui è ottimo, nulla da obiettare: una cena commerciale, è vero, ma buonissima! E quindi prendiamo la metro diretti a Place de l’Alma, dove c’è la riproduzione della fiamma della Statua della Libertà e dove soprattutto c’è l’imbarco dei luminosissimi bateaux-mouches: qui ho vissuto il momento più pauroso di tutta la vacanza a causa della distesa infinita di ragni: temevo di dare fuori di testa, ma la provvidenziale strada a fianco della passerella mi ha aiutato… e mi ha permesso di comprendere che avevamo formato una fila inutile e che l’imbarco era poco più in là. La paura però viene sdoganata dalla meraviglia di fronte alla Tour Eiffel che scintilla: l’ora è scattata! Dalla Senna si ha un’immagine diversa e suggestiva della città: i monumenti sono lì, alcuni si affacciano grandemente sul fiume, altri si nascondono dietro gli alberi o nell’oscurità senza risultato a causa delle luci del battello. E lungo il fiume, osserviamo ciò che rende ai miei occhi questa città come un angolo spettacolare di mondo: ecco dunque gruppi di persone che ballano lungo il fiume, chi salsa, chi tango, chi dance… ma ballano con la musica alta e l’euforia nel salutare i turisti del battello.
La mattina dopo, la nostra colazione da Starbuck, col sottofondo della musica di Sinatra e il Moulin Rouge sonnecchiante: è mattino, dunque. Questa giornata prevede il nostro incontro ravvicinato con la Signora. Come descriverla? Immensa, alta, ferrosa, schematica. E’ come se qualcuno dall’alto, l’avesse posata lì, con quelle 4 arcate agli angoli a sostenerla: ci sarebbe da chiedersi se un giorno quel qualcuno non torni per spostarla tutta intera altrove. Saliamo su col primo ascensore rosso e poi ancora più su, sino alla cima con l’altro ascensore, così rapido nella sua corsa da farmi girare la testa.. e lassù ancora Parigi dall’alto; camminiamo tutto intorno, perché questa volta la vista è veramente a 360°: ammiriamo i grandi boulevards che tagliano geometricamente la città e gli alberi, che iniziano già a colorarsi di marrone: è pur sempre settembre! E qui ha luogo una delle scene più esilaranti del nostro viaggio: Daniele, romanticissimo, fa scivolare tra le mie mani un pacchettino rosso; la vista da Parigi fa da scenario al mio regalo… ed ecco quel paio di orecchini che ho sempre amato e che per breve tempo ho avuto prima che mani estranee me lo strappassero. Felice e soprattutto sempre sorpresa della sua grande capacità di stupirmi, abbraccio Daniele; fino a quando un americano dice che ci vuole scattare una foto. Perché mai? Noi titubanti acconsentiamo alla sua richiesta. Scatto e poi una pacca sulla spalla di Daniele e un : “Congratulation” che ci lascia basiti e senza possibilità di replica. La moglie dell’americano, visivamente emozionata, l’americano, visivamente emozionato e noi ancora inconsapevolmente consci del grande equivoco. Solo dopo, grandi risate!
Scendiamo dalla grande Signora, per dirigerci a mangiare un panino seduti sul prato de Champ du Mars: in questo modo si può dare libero sfogo alla propria creatività fotografica avendo come sfondo la Torre, si può godere del caldo sole parigino, si possono osservare i vari turisti e soprattutto si possono avere conversazioni dirette con i corvi che abitano proprio da queste parti (Daniele docet, anche se la sua conversazione con il corvo di turno aveva toni belligeranti!).
Siamo abbastanza stanchi, il caldo diventa importante, ma la nostra successiva metà sembra essere fresca ed accogliente, lontana dal trambusto cittadino. Passiamo dal Trocadero, mangiamo un gelato, prendiamo la metro e arriviamo a Place della Concorde dove Daniele resta soddisfatto dello splendido reperto che fin da Luxor è giunto qui a troneggiare. Poi entrando negli spettacolari Jardin des Tuileries, arriviamo alla Orangerie, dove ci attendono le 12 magnifiche sontuosissime Ninfee di Monet. Sono belle da togliere il fiato, in una location – semplice e pura - che ne esalta ancora di più la bellezza: sedersi e ammirarle fa respirare l’anima. Si può visitare anche la Collection Jean Walter et Paul Guillaume, che sinceramente però ha dato poca soddisfazione sia a me che a Daniele. Ovviamente la mia classicissima figura da turista all’arrembaggio la metto in scena nel negozio del museo, mentre contenta per il mio splendido acquisto (la riproduzione delle Ninfee al Mattino) dico al gentilissimo cassiere: “Poster number undici!”… che mi sembra ovviamente giusto!
Usciti, prendiamo due sedie, le tipicissime sedie verdi, e ci sediamo su un punto alto del giardino per osservare il viavai della gente e godere di un momento di riposo. Passa la Gendarmerie in groppa a dei splendidi cavalli: anche loro danno colore all’ambiente, lasciandosi fotografare. Continuiamo la passeggiata attraverso il lungo viale, accecante per il sole, fino a giungere all’Arc du Carossell e, ahinoi, al Louvre: dov’è la poesia di due sere prima? Il silenzio, la luce soffusa, quello splendido contrasto architettonico tra vecchio e nuovo, tra antico e moderno, tra buio e luce? Svanito: ora solo tanta gente, stanca, rumoreggiante, che non si guarda attorno…. Questa splendida piazza che con grande eleganza ci aveva accolti la prima sera avvolgendoci nella sua teatrale magnificenza, sembra ora avviluppata su se stessa e forse in maniera sommessa osserva e tace. Da qui il nostro caldo consiglio: visitate questo luogo di sera!
Torniamo verso l’albergo, la nostra ultima serata a Parigi ci attende: vogliamo trascorrerla da perfetti innamorati, vogliamo viverla dolcemente, e soprattutto vogliamo la Tour Eiffel come sfondo… e così, dopo un mini-aperitivo in camera a base di sushi e birra (una delizia!) ed una cena alla Steak House Buffalo di fronte al Moulin Rouge – sconsigliamo vivamente di frequentarla, non per i prezzi e per il cibo (buono!), ma per il cameriere e il suo modo di fare a dir poco offensivo -, prendiamo la metro e ci fiondiamo al Trocadero (meraviglioso di sera, insignificante di giorno, a parte per un ragazzo sui roller che fa follie!). Ci accodiamo sul muretto e ascoltiamo: Edith Piaf con la sua “La via en rose” (magnifica davvero, ha il sapore di Parigi! Era un rito a cui ci tenevo tantissimo!) e la nostra canzone, italianissima. Poi siamo pronti per lo spettacolo di luci: macchine fotografiche piazzate e via….. MERAVIGLIOSA!!!! La gente che rimane a bocca aperta, gridolini di soddisfazione e poi silenzio; un gruppo di ragazzi vicino a noi festeggia il compleanno di un loro amico… 5 minuti e poi tutto torna come prima; e ti chiedi se sia davvero accaduto o non sia stato solo una tua proiezione mentale. Intorno la vita riprende, gli artisti di strada si riattivano e noi prendiamo una crepes alla nutella (dal gusto un po’ discutibile, ma pensiamo che possa essere una buona tradizione da perseguire) e ci accomodiamo sui gradini per godere lo spettacolo di due giovani che si dilettano col fuoco: bravissim. Trascorre un’ora e noi ci guardiamo straniti per aver perso la cognizione del tempo, ma è ancora la torre a ricordarci che sono le 23.00. Rispettosamente la salutiamo e ci avviamo verso Montmartre, la nostra dimora!
La mattina prepariamo il bagaglio e lasciamo la nostra stanza: siamo diretti ad un quartiere nuovo da esplorare e soprattutto a Saint Sulpice: le strade sono veramente piene di negozi di vario genere e tipo e io ne scopro uno veramente parigino, da dove acquisterei tutto. La famosa chiesa dall’esterno ci lascia insoddisfatti, anche forse a causa dell’impalcatura…. E anche gli interni (fatta eccezione per i Delacroix – entrando a destra) non ci fa impazzire; scatta il rito della foto per lo gnomone e l’obelisco, ma soprattutto per lo splendido organo che la guida definisce come il più grande di Francia: non stentiamo a crederlo.
Usciamo dalla Chiesa e ci dirigiamo presso i Jardin du Luxembourg: un oasi meravigliosa, veramente parigina, piena di prati e fiori e alberi e statue; deliziosa in ogni suo aspetto: dalla francese che seduta su una panchina legge, ai due uomini che giocano a scacchi sotto lo sguardo attento di un amico, un anziano nero seduto presso il campo di bocce, giovani aitanti che giocano a tennis e due turisti, noi, che si siedono qui per godere della splendida brezza e di questo angolo sublime. Scopriamo poi la Statua della Libertà, piccola e ben situata in questo posto, nonostante di primo acchito potrebbe sembrare un po’ lontana dalla sua collocazione.
Ma dobbiamo proseguire, ci attende ancora molto da vedere: la Tour Montparnasse! Salire lassù è veramente bello e così ci rendiamo conto che ogni giorno abbiamo visto Parigi dall’alto… e forse è tra le migliori visuali di cui si può godere. La torre è modernissima, con questo suo velocissimo ascensore (il più lesto d’Europa!) a tal punto che le orecchie fan i capricci. E da qui la Torre sembra piccina, a causa anche dell’effetto lontananza.
Poi scendiamo, affamati… ma è così stancante oggi cercare un luogo per pranzare, che ci rintaniamo da McDonald’s…. un po’ di tempo lì non rovinerà certo la nostra meravigliosa vacanza; e poi noi abbiamo fretta, per cui consultiamo la nostra carta e ci rechiamo verso l’ultima meta: Hotel des invalides, una struttura gigantesca con il bianco che fa ancor più da contrasto con l’oro della cupola; entriamo e Daniele non resiste alla curiosità di visitare il museo delle Corazze: veramente ben curato; così come quello dedicato alla due guerre, che osserviamo superficialmente, io perché sono sempre molto inquieta di fronte a questa parte di storia, e Daniele perché sa che il tempo stringe e le lancette corrono. Ci rechiamo nella struttura centrale; e dopo aver visitato la tomba del maresciallo Foch, bella per le nuance celesti, piccolo angolo dove si respira un sincero cordoglio, ci affacciamo alla balaustra, sicché il contrasto risulta netto: la tomba dell’Imperatore di Francia Napoleone; il feretro di porfido rosso, circondato da alte figure femminili in marmo che lo vegliano. Scendiamo, e mentre nella cappella vicina si celebra messa, ci avviciniamo dal basso a questo angolo di magnificenza; sui muri ci sono inscritte le frasi celebri di questo uomo, che ovviamente risulta assolutamente privo di umiltà. In tutto questo viaggio non l’avevamo ancora incrociato: si, certo, alcuni monumenti visti avevano un legame con la sua storia, ma non avverti la sensazione che Napoleone abbia vissuto a Parigi, sino a quando, almeno, non giungi qui: sembra che il tributo per questo uomo, tanto odiato in patria oppure tanto amato – è così tutto tanto ambiguo a riguardo- sia stato tutto concentrato in queste mura: alloro, sfarzo, splendore, clamore, reverenza… tutto qui e da nessun’altra parte di Parigi. Esci dalla porta principale e ti chiedi ancora se davvero Napoleone è mai stato l’imperatore di questa città, in questa città.
Il nostro viaggio è giunto al termine; torniamo all’albergo per ritirare i bagagli e per salutare questo splendido quartiere che ci ha accolti e ci rimarrà nel cuore. Torniamo ancora al nostro Starbuck’s, perché vogliamo ricordare i nostri risvegli qui e vogliamo portarci via un pezzettino di questo angolo. Prendiamo la metro e con uno strano silenzio nell’anima ci dirigiamo lontani, verso Charles de Gaulle. Parigi e la nostra promessa di ritornarci.
Le mie ultime parole di questo racconto sono rivolte a colui che ha reso possibile che tutto questo accadesse: Daniele. Grazie per ogni tuo splendido sorriso in questo viaggio, per la tua allegria, per la tua infaticabilità e perché ogni tuo gesto è così spontaneo da far commuovere…. Noi, sempre senza peso, senza fiato e senza affanno.
Friday, July 31, 2009
Al maestro Ghirba

Quando penso ai miei anni nella danza, non posso non pensare a Lui.... Nello Yosef Ghirba....
Non ricordo bene quando iniziò.... forse avevo 12-13 anni: il sabato c'era un nuovo appuntamento, quello dello stage con colui il quale aveva un solo epiteto: "Il MAESTRO". Occhi celesti, perfetto atteggiamento da ballerino, una lunga esperienza, animo carismatico.
Dopo l'inizio segnato dal mio tentativo di spiegarGli che non amavo i modi bruschi per correggermi, da lì fu amore... amore per le sue lezioni, per quel nuovo stile che ampliava i miei orizzonti: finalmente la danza sembrava essere entrata come una ventata di aria nel mio mondo. Una sbarra spettacolare, replicata al centro, le variazioni, la ricerca dell'eleganza in ogni gesto, il superamento della mera esecuzione.... LA DANZA in ogni senso!
Ricorderò sempre quel giorno in cui mi venne vicino e, mentre mi cimentavo in un cambrè, mi disse: "aspetta... guarda quella foto..."; per anni avevo guardato quella foto e mi ero chiesta come si potesse raggiungere una simile perfezione; ma attraverso il suo aiuto, ecco che arrivò anche il mio momento; Lui mi guardò con aria soddisfatta e disse: "ecco!".
Ricorderò sempre quando ci raccontò un aneddoto e da allora il termine "Venezia" per noi aveva il significato di: "stringere i glutei" e "reggiseno" quello di chiudere il torace.
Ricorderò sempre la Sua mano che passa sulla mia schiena, io intenta nello sforzo di tenerla dritta con le scapole pienamente indentro ed in linea...
Ricorderò quella sera al teatro Politeama di Lecce quando la nostra prima esibizione era un estratto della sua sbarra...
Ricorderò sempre le lezioni di giugno col caldo afoso del Salento....
E ricorderò sempre l'ultima immagine che ho di Lui: io che esco da quella scuola ove avevamo fatto lezione, Lui seduto su quella sedia a guardarsi intorno con lo sguardo triste.... dicendomi che forse sentiva di dover tornare a casa... ricordo il bacio di saluto e il mio reverenziale: "grazie Maestro, arrivederci"...
Ora so che lassù, ovunque Lei sia, sarà in ottima compagnia.... sarà sicuramente lì a discutere di balletto con quei grandi che ci hanno lasciato.... Meraviglioso mondo deve essere quello di lassù... Si respira danza e musica: ARTE!
Addio Maestro...
Wednesday, January 14, 2009
Svetlana Zakharova - La bayadere

In questi 6 minuti di danza c'é un turbinìo di sentimenti incommensurabile: l'amore e la devastazione che esso può provocare.... la sensazione di essere stati traditi, da tutti.... la gente che di fronte al tormento, finge di chiudersi nel silenzio eppure osserva...un uomo che gira le spalle e una vita che si spezza.Forse Nikiya ha sacrificato troppo di fronte ad una promessa d'amore... ma forse Nikiya sa che bisogna cavalcare il sentimento e predersi le conseguenze di tutto.Niente sfumature: o bianco o grigio.
La danza di Svetlana è dirompente: una personalità che si esprime anche attraverso un rond de jambe.... quello che vorrei e non sono... ma è quello che sento, dentro.
Friday, November 28, 2008
25 novembre...
Fa freddo a Pavia, arriva l'inverno; addirittura nevica...
e il freddo è anche dentro di me.
"stai alzando muri intorno a te", mi ha detto....
ma io non ho più la forza di ricostruire... qualcosa si è rotto dentro di me, ma non oggi, né ieri... forse tanto tempo fa... forse un anno fa; non sono più la stessa ragazza che aveva incontrato 2 anni e 8 mesi fa... è morta quella persona, sepolta da una coltre di ansia e di paura, di mancanza di autostima e di sensi di colpa...
Sono stata sincera con lui, sempre.
Sono stata onesta con lui, sempre.
Sono stata sempre aperta al confronto con lui, sempre.
Ma SOLO con lui... gli altri non avrebbero dovuto pretendere nulla di diverso dal semplice osservarci...
... perché, ammettiamolo, eravamo strani insieme, ma eravamo una coppia da guardare... e quanti sguardi della gente abbiamo attirato:
- insieme al mare;
- per le strade di Pavia, quando insieme avevamo il cappotto di pelle nera lungo fin sotto i piedi e io un mazzo di rose nere in mano;
- quando insieme arrivavamo su un soccorso o facevamo lezione;
- l'ultima volta a prendere le pizze... quando lo stringevo forte a me....
... lo stringevo forte, perché sentivo che quello sarebbe stato uno degli ultimi abbracci che sarei stata in grado di donargli.
Non si può dare 0 a una persona che ti sta dando 100, se pur a modo suo;
non si può prendere che una persona cambi solo perché tu sei diversa....
Non si può rimanere attaccati ad una persona con le unghie perché si ha paura del vuoto, del silenzio....
Non si può correre nel buio di una foresta, come un tuono, ignorando i rami che ti strappano la pelle (perché sai che solo così a questa folle velocità sai ora vivere; se ti fermi, sei perduto: soccombi ai pensieri più neri!), e pensare che quella persona corra al tuo fianco; lui ha il suo passo, lento, cadenzato; ha il suo ritmo lento e cadenzato; ha il suo modo di ragionare, di approcciare gli altri... non corre a per di fiato come te....
Sono poche le persone che sanno quanto è accaduto... ma ancor meno sono le persone che han capito davvero il malessere che mi porto dentro.... spero che lui l'abbia capito....
Lasciare spesso è più difficile che essere lasciati... perché quando guardi quegli occhi meravigliosi per l'ultima volta prima di andare via, la tua psiche ti urla le parole più brutte, ti accusa le cose più infamanti... è uno sforzo immane quello di lasciare la sua mano ed andare via....
... ma l'ho fatto; ed ora mentre la neve cade in questa giornata pavese... sento ancora di più il freddo....
Sarai sempre parte di me....
e il freddo è anche dentro di me.
"stai alzando muri intorno a te", mi ha detto....
ma io non ho più la forza di ricostruire... qualcosa si è rotto dentro di me, ma non oggi, né ieri... forse tanto tempo fa... forse un anno fa; non sono più la stessa ragazza che aveva incontrato 2 anni e 8 mesi fa... è morta quella persona, sepolta da una coltre di ansia e di paura, di mancanza di autostima e di sensi di colpa...
Sono stata sincera con lui, sempre.
Sono stata onesta con lui, sempre.
Sono stata sempre aperta al confronto con lui, sempre.
Ma SOLO con lui... gli altri non avrebbero dovuto pretendere nulla di diverso dal semplice osservarci...
... perché, ammettiamolo, eravamo strani insieme, ma eravamo una coppia da guardare... e quanti sguardi della gente abbiamo attirato:
- insieme al mare;
- per le strade di Pavia, quando insieme avevamo il cappotto di pelle nera lungo fin sotto i piedi e io un mazzo di rose nere in mano;
- quando insieme arrivavamo su un soccorso o facevamo lezione;
- l'ultima volta a prendere le pizze... quando lo stringevo forte a me....
... lo stringevo forte, perché sentivo che quello sarebbe stato uno degli ultimi abbracci che sarei stata in grado di donargli.
Non si può dare 0 a una persona che ti sta dando 100, se pur a modo suo;
non si può prendere che una persona cambi solo perché tu sei diversa....
Non si può rimanere attaccati ad una persona con le unghie perché si ha paura del vuoto, del silenzio....
Non si può correre nel buio di una foresta, come un tuono, ignorando i rami che ti strappano la pelle (perché sai che solo così a questa folle velocità sai ora vivere; se ti fermi, sei perduto: soccombi ai pensieri più neri!), e pensare che quella persona corra al tuo fianco; lui ha il suo passo, lento, cadenzato; ha il suo ritmo lento e cadenzato; ha il suo modo di ragionare, di approcciare gli altri... non corre a per di fiato come te....
Sono poche le persone che sanno quanto è accaduto... ma ancor meno sono le persone che han capito davvero il malessere che mi porto dentro.... spero che lui l'abbia capito....
Lasciare spesso è più difficile che essere lasciati... perché quando guardi quegli occhi meravigliosi per l'ultima volta prima di andare via, la tua psiche ti urla le parole più brutte, ti accusa le cose più infamanti... è uno sforzo immane quello di lasciare la sua mano ed andare via....
... ma l'ho fatto; ed ora mentre la neve cade in questa giornata pavese... sento ancora di più il freddo....
Sarai sempre parte di me....
Sunday, August 24, 2008
Arturo docet...
Non è la bellezza quello che conta,
è la disponibilità!
S. Cesarea Terme - 24 agosto 08; ore 01.00 circa!
Saturday, August 23, 2008
Olimpiadi 2008

Per parlare di questo evento che ormai si sta per concludere, avrei potuto scegliere vari momenti: le vittorie italiane alle quali ho assistito, le sconfitte italiane alle quali ho assistito; i sorrisi e le lacrime, i pugni al cielo, gli abbracci tra atlete appartenenti a nazioni appena entrate in guerra, i tamburi della cerimonia, Rossi portabandiera, Bolt... ce ne sarebbero state tante altre: ad esempio le medaglie cinesi discutibilissime, le denunce, il tentativo di spegnere la fiaccola, un atleta che per motivi razzisti decide di non entrare in vasca, la denuncia ultima del Dalai Lama sull'ennesimo sorpruso... ogni scatto sarebbe un simbolo di questo evento, come accade nei grandi eventi...
Ma ho scelto questo, scattato circa due ore fa... L'esercizio in acqua della squadra giapponese si conclude con lo svenimento di una della atlete; va sul fondo; la riserva si tuffa, poi arrivano i bagnini e dopo qualche tempo anche il medico e la barella.... e mentre le colleghe devono spiegare alla stampa come vivono il momento in cui dopo tanto tempo il Giappone non metterà il piede su nessuno dei gradini del podio, di fianco la ragazza tenta di sentire ancora vita nelle sue vene...
E' un'immagine chiara, di ciò che significa fare sport ad alti livelli: significa sorridere, nonostante tutto; significa gareggiare, nonostante tutto (e chi meglio può dirvelo di Tai!); significa the show must go on, nonostante tutto... si certo! ma quanto è dura!
Wednesday, August 20, 2008
Il cavaliere oscuro

E' ovvio: quando esce un film ispirato ad una lunga tradizione, dove però volano proiettili, macchine e pipistrelli dai tetti, qualcuno ha sempre l'ardire di commentare: "E' un'americanata"...
Ho atteso e sospirato di poter vedere questo film.... ma ieri sera ero lì, senza fiato; totalmente innamorata di questo Batman/Bruce Wayne: un uomo... complessato, pieno di dubbi, pieno di "perché"; perché prima di essere un eroe, un eroe che Gotham non vuole, è un uomo che combatte con la sua parte più nera, combatte contro se stesso, le sue paure, le sue ferite; un uomo che quando vede uno spiraglio di miglioramento nella sua vita, la possibilità di delegare, si comporta da quello che è: UN UOMO! ed è questa la strabiliante bellezza di questo personaggio, che lo rende così amabile e così profondamente comprensibile. Non si può non essere solidali a Batman...
Ma sicuramente non si può tralasciare il Joker.... perfetto! in ogni scena, in ogni gesto, in ogni espressione del volto; una mimica completa da ogni punto di vista... idee e concetti pieni di una profonda logica che sconcerta.... e a un certo punto lo spettatore si chiede se è così terribile essere in completo accordo con un cattivo; e che cattivo, signori! della stirpe di Hannibal Lecter, credo: di quelli che hanno una storia, una profonda psiche, una sconcertante linearità.
E mentre guardavo il film mi son chiesta quanto geniale debba essere colui il quale un giorno ha preso carta e penna e ha scritto la sceneggiatura di questo film: perché, ammettiamolo, non è caduto in una sola di quelle trappole che ti aprono il plauso del pubblico... e dei critici. Non è una storia, è un susseguirsi di eventi, finemente concatenati tra loro: il film non racconta di un incontro/scontro: nessuna lotta epocale tra il bene e il male, nessun trionfalismo della serie "ecco il vincitore!", qui nessuno vince... e tutti perdono qualcosa! chiaro quadro della realtà, signori.
E così scopri che questo geniale autore ha l'ardire di scrivere della morte del personaggio femminile, evento inevitabile: se fosse vissuta sarebbe stato l'ultimo motivo di dubbio per Batman circa se stesso.... se fosse vissuta sarebbe stata l'ultimo appiglio per una speranza... ma sapere che l'unica ragione per mollare non esiste più, allora tanto vale non mollare e proseguire!
E così scopri anche che il più nobile, rispettabile, saldo uomo di questa terra, se privato delle sue certezze, delle sue passioni, può diventare il più spietato malfattore, pronto ad uccidere.... e così tutti noi abbiamo un lato nascosto, una seconda faccia, il secondo lato della moneta... un personaggio incantevole, pregevole.
Musiche meravigliose, come solo Hans ZImmer sa fare... una Gotham luminosa, pronta a tingersi di nero, cittadini pronti a spararsi addosso e criminali pronti a lanciare un detonatore nel mare, quello che non ti aspetteresti se dentro di te non c'è un piccolo barlume di speranza...
E date pure la caccia a Batman, se volete; scrivete cattiverie sui giornali, denunciatelo, mettete una taglia sulla sua maschera... ma ci sarà sempre qualcuno che, come quel bambino, avrà gli occhi spalancati dalla paura, di essere ucciso, di essere ferito, di essere deprivato della sua libertà... e quegli occhi così spalancati gli permetteranno di vedere che a salvarlo sarà proprio quel malfattore.... Questa è Gotham, e questo è il destino di un uomo.
Thursday, August 14, 2008
In punta di piedi... rimpatriata
12 agosto 2008: Salento...Reincontro dopo molto tempo le persone con il quale ho condiviso la mia passione più grande nella vita; e quei piedi in quinta posizione non mentono: si tratta della DANZA.
I ricordi sono dei più svariati... condividere lunghi pomeriggi per vari anni con varie persone significa avere un botto di esperienze insieme... ma anche di parole, musi lunghi, sorrisi... piedi fasciati, cerotti... 1, 2, 3... 8! e musica e soprattutto il movimento.
Con queste persone condivido foto artistiche, video, ricordi.... ma le nostre strade inevitabilmente si son divise, è la vita. E così durante questa memorabile serata è stato necessario raccontare molto... storie diverse, ma comunque tutte abbastanza vissute intensamente. Ciascuna vede nella testimonianza dell'altra qualcosa che manca nella sua; e vorrebbe che ci fosse... e poi si rende conto che pensieri, dubbi e perplessità e paure sono condivise da altre persone della stessa età... e tira un sospiro di sollievo.
... e accanto a pensieri profondi (Pamela ha detto: pensavo da piccola che sarei stata infinita! è quella che mi ha colpito di più!), anche grasse risate e doppio giro di limoncello!
Ma allora le presento, in ordine da sx:
Pamela: ha aperto una sua scuola di danza dal nome SINESTESIA, insomma una maestra di danza... oltre che ballerina.
Elisa: ok, con lei per quanto mi riguarda non è propriamente una rimpatriata: è mia cugina... però effettivamente a ben vedere nella foto è quella con cui la condivisione della danza dura a più lungo: anche lei, oltre che ballerina, insegnante nella nostra vecchia scuola di danza; inoltri segue altri gruppi di ragazze fuori dalla scuola....
Diciamo che entrambe son riuscita a realizzare il sogno di tutte le amanti del balletto: coreografare musiche con la danza!
Io: beh, di me sapete molto... il mio legame con la danza è le mie lezioni col maestro Moretto a Pavia e le mie lacrime di fronte ai balletti, il tatuaggio e la mia vita invasa di foto, video e scarpette logore....
Francesca: lei ha una splendida voce e una predilizione per la musica... dopo aver studiato a Cremona musicologia, ora lavora a Milano.... la danza? beh, anche quest'anno ha seguito un corso nella grande metropoli....
L'ultima a sinistra è la sorella di Francesca, giovane sedicenne che ha avuto trascorsi tersicorei e che è alla ricerca della sua strada: dice di averla trovata in Freud e nelle sue parole; ma sapete che io e il vecchio barboso non ci amiamo, quindi le ho detto di cercare meglio!!!
E questo è quanto.... una serata piacevolissima... che speriamo si replichi al più presto. Sarà improbabile, io credo, che torneremo a ballare contemporaneamente sullo stesso palcoscenico, ma forse quando ognuna di noi si muove sulla scena, ogni gesto sarà il sunto anche di quei pomeriggi lontani!
Baci a tutte, ragazze.... e in bocca al lupo per il vostro futuro, ovunque questo vi condurrà!
Che possiate sempre brillare di luce!
Friday, August 08, 2008
pensieri...
Sono nel giardino della mia casa, ben contenta di vedere che da oggi grazie a mio fratello c'è la wireless a casa... ma spiacevolmente c'è un caldo assassino, di quelli per cui non si muove nemmeno una foglia e le zanzare sono dei killers senza pietà... e soprattutto assolutamente indifferenti all'autan, all'off e compagnia bella.
Sarà per una serie di variabili, comunque, che stasera sono moralmente a terra.... magari nel tempo migliora...
baci a tutti
Sarà per una serie di variabili, comunque, che stasera sono moralmente a terra.... magari nel tempo migliora...
baci a tutti
Monday, August 04, 2008
Doping!
La giornata di ieri è stata caratterizzata da un caldo assassino... e da una difficoltà da parte della sottoscritta di capire se fosse la sua testa a girare ad ogni passo oppure se l'intero pianeta Terra stesse effettuato delle rotazioni anomale....
Diagnosi: pressione troppo bassa....
La doc della guardia medica mi dice: prenda il Gutron... che??? il Gutron! ah....
E così ora capisco come si possa riuscire a vincere una gara con prestazioni fantastiche, perché a parte l'iniziale difficoltà a reggere la tachicardia e il senso di perdita di equilibrio, subito dopo mi sentivo così piena di energie e di vitalità da poter ballare l'intera coreografia del Don Chisciotte...
... certo non posso andare a Pechino, però non si può avere tutto dalla vita, no?
baci baci
Diagnosi: pressione troppo bassa....
La doc della guardia medica mi dice: prenda il Gutron... che??? il Gutron! ah....
E così ora capisco come si possa riuscire a vincere una gara con prestazioni fantastiche, perché a parte l'iniziale difficoltà a reggere la tachicardia e il senso di perdita di equilibrio, subito dopo mi sentivo così piena di energie e di vitalità da poter ballare l'intera coreografia del Don Chisciotte...
... certo non posso andare a Pechino, però non si può avere tutto dalla vita, no?
baci baci
Sunday, July 27, 2008
Sapere felino!

Sul fatto che gli animali abbiano un'intelligenza, non ci piove; gli psicologi cognitivisti magari vi parleranno di "APPRENDIMENTO", quelli psicoanalisti di pulsioni ed istinto.
Qui la cosa è differente: trattasi di gatta che da anni è impegnata in studi in vari campi; dopo aver seguito la preparazione dell'esame di maturità di perito elettronico di mio fratello, alcuni suoi esami per il corso di studi di ingegneria elettronica e contestualmente avermi affiancata nei miei cinque anni di liceo classico e per la preparazione di alcuni esami del corso di laurea in psicologia, ecco anche per lei giunto il momento della tesi...
Ovviamente mancando del materiale, ha ben deciso di approfittare del mio... fors'anche perché ha visto che la sua padrona ha avuto qualche problema di gestione di alcuni concetti.... e così si è lanciata; ed eccola alle prese con carta, penna, dizionario e articoli rigorosamente in inglese.
A tutti il suo sentito MIAO magistrale!
Monday, July 14, 2008
Al Bahìa con Luca Dorigo
Ok, lo ammetto: non sono una sua grande fan; sabato 12 luglio 08 ero in questa famosa discoteca salentina per la ragione più classica del mondo: BALLARE!
La mia amica carissima Orsola, compagna delle mie scorribande estive, era lì anche per unas seconda ragione, raffigurata nella foto: Luca Dorigo.
Chi??? Allora, io non sono estremamente informata sulla storia di questo ragazzo, so che attualmente sta vivendo il suo momento: "Tutti hanno i propri 15 minuti di celebrità" - disse Andy Warhol.
E allora, scattiamo pure questa foto col bel veneto (ecco, una cosa di lui la so!!!); magari un giorno sarò famosa io e allora lui potrà andare in giro e dire: "Ecco scattai una foto con lei, quando ancora lei non era famosa!", sebbene intimamente spero di diventar famosa per motivi diversi dai suoi (della serie, un NOBEL non mi dispiacerebbe, ghghghgh!).
In conclusione, possiamo assumere questa foto come lo starter della mia estate casalinga nell'afoso Salento!
Baci a tutti
PS: però notate quanto siamo meravigliose io e la mia amica! CIAO ORSOLA!!!!
Monday, May 05, 2008
Marco di Rovereto
Carissimi,
son di ritorno dal Campo Scuola NAzionale "MArco di Rovereto" organizzato dalla CROCE ROSSA.
A parte l'esperienza di essere in un campo per più di quattro giorni (cosa assolutamente nuova per la sottoscritta), mi sono ritrovata a frequentare un lungo ed istruttivo corso di psicologia dell'emergenza. Tra le altre cose, però, mi han vestita con la tuta da NBCR, ritenendo necessaria la presenza di psicologiche nella zona tiepida nel caso di contaminazione.
Insomma: mi han vestito così!
Un'esperienza al limite della claustrofobia.... ed infatti un po' di panico mi è venuto!!!!!
Un saluto!
Tuesday, April 22, 2008
... niente torta.... sob!
Dopo averla tanto desiderata, bramata, sognata...
dopo aver sedato per un pomeriggio intero la mia brama di saltarle addosso...
dopo essermi ripetutamente ammonita circa il fatto che stessi esagerando...
era lì sotto il mio naso (aggiungo: splendido naso alla francese!! GHGHGHGH!)...
ne sentivo già l'odore...
ne pregustavo già il sapore...
ne tessevo già le lodi...
ricordavo a tutti che mi ero fatta ben 1100 km in treno per poterla raggiungere....
avevo già il dito lì pronto a rubar un piccolo graffio di panna....
e poi.... e poi....
e poi, l'attacco di gastrite che non ti aspetti! e mentre sei lì in bagno, di notte, di fronte alla tazza del wc con il tuo stomaco che fa le capriole, ti chiedi "perché?".... e dentro di te lo sai già che il giorno dopo, al posto della passeggiata in riva al mare ad andare a mangiare ricci e mitili vari, del piatto di pasta innovativo rispetto ad una dieta da cui la pasta è bandita (più che altro perché 12 minuti di cottura per le farfalle Barilla sono obbiettivamente troppi!), della carne alla brace, delle fragole con panna e poi infine di quella splendida, meravigliosa, invitante torta, altro non ti verrà servito che un piattino di riso in bianco....
Triste.... veramente triste....
Sunday, April 20, 2008
Friday, April 18, 2008
occhi orientali
Tutti parlano dello strapotere cinese...il segreto è forse nel vedere le cose in modo diverso:prendi ad esempio l'immagine che segue...se la guardi da occidentale e' incomprensibile...ma se provi a fare gli occhi a mandorla, tirandoli con le mani...
...tirali bene...

PS ringrazio Arturo per avermi inviato questo giochino via mail!
Sunday, January 06, 2008
Buongiorno...
.... nel ventoso Salento, stamattina presto abbiamo ballato!
I nostri lontani cugini d'oltremare (ovvero i Greci) hanno avuto il loro bel da fare... e noi siamo stati coinvolti dalla scossa.
Beh... si è sentita.... non c'è che dire; ma credo che la maggior parte della gente abbia reagito continuando a dormire (è pur sempre domenica mattina) oppure ritenendo che fosse il vento a far vibrare la casa e così continuando a dormire (d'altro canto siamo pur sempre una zona che con vento forte e trombe d'aria ci andiamo a nozze!).
baci
PS: oppure i bambini avran pensato che fosse la signora Befana, che a causa dell'età è diventata più maldestra.... 

Saturday, January 05, 2008
ballando a tempo di postbruciatori!
http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=15809
.... e già! si può ballare proprio ovunque!
Sto per eleggere quest'uomo a mio mito!
baci
.... e già! si può ballare proprio ovunque!
Sto per eleggere quest'uomo a mio mito!
baci
Thursday, January 03, 2008
In viaggio vicino Saturno
http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=gallery&cont_id=155
Per iniziare l'anno nuovo, vi invito ad un giro intorno a Saturno... grazie alle immagini rilanciate dalla sonda Cassini... la quale, incurante di festività, cenoni, regali, panettoni, vischio etc etc etc lavora!
Baci
Per iniziare l'anno nuovo, vi invito ad un giro intorno a Saturno... grazie alle immagini rilanciate dalla sonda Cassini... la quale, incurante di festività, cenoni, regali, panettoni, vischio etc etc etc lavora!
Baci
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