Thursday, February 25, 2010
Thursday, February 04, 2010
Gli infiniti orizzonti della frase di un burocrate....
Daniele docet: "Ogni contribuente è un puzzle da risolvere e incastrando ogni pezzo si ottiene la figura finale. Ma in alcuni casi si sono persi i pezzi e devi impazzire per trovarli!"
Interessante però come questa frase si adatti perfettamente anche ai pazienti neurologici: un evento a carico del SNC ha messo a soqquadro il quadro cognitivo.... e sta al riabilitatore ritrovare la giusta strada...
... interessante come questa frase si adatti perfettamente anche alle anime sperdute, a coloro i quali si sentono rotti dentro e devono ritrovare la strada verso "il senso unitario del sé"....
PS: Daniele, perdona l'appellativo nel titolo! ...
Wednesday, February 03, 2010
In fatigationi veritas
Ci sono giornate in cui la stanchezza ha il sopravvento su ogni nostra capacità, impedendoci di trovare soddisfazione anche in quelle attività che, di media, ci permettono di rilassarci: un buon libro, una bella conversazione, della musica accattivante, un film....
E' un periodo che la mia stanchezza ha il sopravvento su ogni cosa.... e soprattutto riesce a tirar fuori voglie inconsulte, come dolcezze e leccornìe, o desideri non esaudibili, come una bella spiaggia e il sole e il caldo....
D'altro canto forse lo stato di stanchezza è in grado di rivelare i nostri veri bisogni e le nostre necessità; qualcuno potrebbe dire che si tratta di semplici "capricci" o "voglia di attirare l'attenzione per farsi coccolare", e non sono tanto sicura da poter negare queste affermazioni.
D'altro canto la stanchezza è quell'elemento che permette ad una persona di rendersi conto che dopo una lunga e stressante giornata, pur dovendo essere serena perché per una volta tanto il frigorifero di casa sua sarà trasbordante di roba e potrebbe avere la possibilità di mangiare una semplice mela oppure di prepararsi un pasto luculliano (ha tutte le possibilità di scelta, l'eccezione di una serata!), tutto ciò di cui avrebbe bisogno sarebbe l'idea che quella sera, dopo una lunga giornata, ci fosse una presenza a casa, al quale chiedere un abbraccio; avrebbe bisogno di pura fisicità. Senza necessariamente delle parole di contorno......
Sarebbe interessante scoprire se quella stessa persona, nelle condizioni in cui la stanchezza ancora non ha preso il sopravvento, direbbe all'oggetto della sua recriminazione (la figura domiciliare assente!) il suo bisogno incessante di sentirsi stretta.... oppure se i freni inibitori dell'orgoglio, la pretesa di dire a se stessa "sono in grado di tollerare ancora", non le impedirebbero comunque di lanciarsi in un libero sfogo.
In una totale associazione libera, In fatigationi veritas!
Tuesday, January 19, 2010
Ὠκεανός

.... ci sono giorni in cui un uomo si sente così....
... così piccolo di fronte alla
caoticità che lo circonda,
all'ineluttabilità del fato,
alla democrazia della malattia,
alla gelosia,
all'ipocrisia,
all'amnesia degli altri,
all'indifferenza degli altri,
ai pensieri sensa senso,
alla sua stanchezza,
al senso di inadeguatezza,
al futuro,
al passato,
al senso di colpa,
all'amore,
a quello che vorrebbe essere,
a quello che è,
alle sue azioni,
ai suoi punti interrogativi,
ai silenzi che si impone,
ai silenzi che gli sono imposti,
alle grandi opere degli altri,
al suo corpo,
ai suoi sogni,
al suo senso di libertà,
alle catene mentali che si autoimpone,
alla sua ansia,
alle sue paure,
alle sue speranze,
al suo lavoro...
... a se stesso; a quel forte sentimento di essersi estraneo, di non conoscersi.
Un giorno un uomo si scopre diverso da com'era....
... e quell'oceano, che senza briglie si muove incontrastato, lo sormonta. Un'onda dietro l'altra.
Monday, January 11, 2010
608....
... è ad oggi il numero di ore...
... e più lo leggo, più mi rendo conto che c'è qualcosa di sbagliato in questo...
... e più lo leggo, più mi rendo conto che c'è qualcosa di sbagliato in questo...
Wednesday, December 30, 2009
Ciao splendido 2009....
Come ogni anno, alla fine dell'anno....
... si fa il consultivo dei 365 giorni trascorsi. Il 2009? E' stato un anno estremamente interessante, nonché pieno di grandi soddisfazioni, grandi cambiamenti... e perché no, anche di nuove esperienze e grandi sentimenti....
Ovviamente tante cose erano già nascoste negli ultimi mesi del 2008; Daniele ad esempio è una di quelle cose che fortunatamente ha accompagnato tutto questo anno; e me lo porto anche nell'anno prossimo e spero che sarà così per ogni consuntivo annuale!!!!
Mi ha riportato la gioia di vivere e di assaporare dolci momenti; ho ritrovato il gusto del concetto di "due persone che stanno insieme", la sensazione di essere una persona speciale e di essere in grado di donare a qualcun'altro quello che ho dentro... Lui è stato l'artefice di tante piccole nuove cose, come i giri in moto, le piccole fughe a mare od in giro per l'Italia, e di grandi cose, come lo spettacolare ed entusiasmante viaggio a Parigi, il sogno di una vita...
Il 2009 è stato anche l'anno della mia consacrazione ufficiale come PSICOLOGA!... 17 luglio 2009 a Pavia mi sono laureata: 110/110 e lode! Indescrivibile la sensazione di pace che ho sentito dentro quando sono state scandite quelle brevi parole... la rivincita mia personale e di quelle persone - i miei genitori e mio fratello - che con l'affetto, il supporto, l'amore mi han permesso di superare il peggio per giunger al massimo!!! Oggi, ripensando a quel momento, ho ancora le lacrime agli occhi... pochi sanno cosa ha voluto dire presentarmi davanti a quella discussione e discutere la MIA TESI DI LAUREA.... e pochi ancora possono sentirsi in diritto di dire: io c'ero, io ho contribuito!
E poi l'altra grande soddisfazione dell'anno: IL MIO DOTTORATO!!! così tribolato, così sospirato, borsa no... e poi borsa si!!!! La possibilità di fare per tre anni ricerca, la possibilità di incanalare la mia passione per il cervello in qualcosa di tangibile.... Una bella occasione di portare avanti ciò che amo.... e di sentirmi grande!!!
E poi... e poi.... la mia partenza per la Svizzera, per questa terra dove sono venuta a cercare esperienza e conoscenza... a modo suo, me le sta fornendo, ma tutto ha un gran prezzo! e che prezzo!
Cos'altro in questo 2009? beh, sicuramente nuove amicizie e legami - Laura -, nonché le delusioni nei confronti di persone il cui comportamento ha dell'inverosimile - quanto vorrei che leggessero, nella speranza che un loro atto di coraggio potesse salvarle dall'oblìo nel quale il mio razionalissimo cervello le sta gettando -.... Come in ogni vita che scorre poi non sono mancati i momenti negativi, ma l'importante è riuscire a superarli fino a poter giungere al consultivo e non ricordarli...
La speranza è ovviamente che il 2010 possa essere all'altezza del 2009... e che lo superi... di margini per il superamento ovviamente ce ne son sempre.... ma per una volta posso salutare un anno e dire: "sei stato un anno spettacolare, mi mancherai!"...
Ciao splendido 2009.....
Thursday, December 17, 2009
Monday, December 07, 2009
Sogno - Andrea Bocelli
Va ti aspetterò
Il fiore nel giardino segna il tempo
Qui disegnerò il giorno poi del tuo ritorno
Sei cosi sicura del mio amore
Da portarlo via con te
Chiuso nelle mani
Che ti porti al viso
Ripensando ancora a me
E se ti servirà lo mostri al mondo
Che non sa che vita c'e
Nel cuore che distratto sembra assente
Non sa che vita c'e
In quello che soltanto il cuore sente
Non sa.
Qui ti aspetterò
E ruberò I baci al tempo
Tempo che non basta a cancellar
e Coi ricordi il desiderio che
Resta chiuso nelle mani
Che ti porti al viso
Ripensando a me
E ti accompagnerà passando le città da me
Da me che sono ancora qui
E sogno cose che non so di te
Dove sarà che strada farà il tuo ritorno
Sogno
Qui ti aspetterò
E ruberò
I baci al tempo
Sogno
Un rumore il vento che mi sveglia
E sei già qua.
Il fiore nel giardino segna il tempo
Qui disegnerò il giorno poi del tuo ritorno
Sei cosi sicura del mio amore
Da portarlo via con te
Chiuso nelle mani
Che ti porti al viso
Ripensando ancora a me
E se ti servirà lo mostri al mondo
Che non sa che vita c'e
Nel cuore che distratto sembra assente
Non sa che vita c'e
In quello che soltanto il cuore sente
Non sa.
Qui ti aspetterò
E ruberò I baci al tempo
Tempo che non basta a cancellar
e Coi ricordi il desiderio che
Resta chiuso nelle mani
Che ti porti al viso
Ripensando a me
E ti accompagnerà passando le città da me
Da me che sono ancora qui
E sogno cose che non so di te
Dove sarà che strada farà il tuo ritorno
Sogno
Qui ti aspetterò
E ruberò
I baci al tempo
Sogno
Un rumore il vento che mi sveglia
E sei già qua.
Wednesday, December 02, 2009
e un anno fa.....

... senza che ci fosse bisogno di dire tante parole, abbiamo capito fin da subito che qualcosa di speciale e di meraviglioso potesse nascere tra noi....
...."perchè ho passato 3 mesi a rincorrerti e finalmente adesso non ti devo più solo pensare ma ti posso anche vivere", mi hai detto.....
un anno insieme... fatto di tanti piccoli gesti che riempiono il cuore; e di tante belle esperienze che ci hanno regalato momenti di esaltazione.....
Oggi sarei voluta essere lì, vicina a te, per abbracciarti come faccio sempre..... ma sono lontana, fisicamente. Ma sono ugualmente ed intensamente lì vicina a te, a stringermi al tuo cuore....
un anno fa davamo forma allo SPLENDIDO CONCETTO DI NOI....
Wednesday, November 25, 2009
un anno ...
Un anno fa questa giornata era il culmine di un periodo di grande malinconia e di sofferenza, sarebbe stata seguita da giorni di dolore, di malessere interiore, di lacrime, di frasi dette senza pensare, di giudizi gratuiti.
Oggi ci penso e vedo ancora grande malinconìa rispetto a tutto questo; perché purtroppo un anno non è stato sufficiente - a quanto pare - a far passare quel senso di amaro; un anno ed una vita totalmente diversa non ha permesso che i silenzi cadessero e che un nuovo rapporto, basato su una sincera conoscenza, potesse sorgere dalle ceneri di una lunga storia...
Un anno non ti è stato sufficiente a ricordare che al di là di tutto c'era stima tra di noi, un anno non ti è stato sufficiente a comprendere che troppe cose importanti abbiamo condiviso - esperienze fortissime - e che forse proprio per rispetto nei confronti di tutto quello che abbiamo vissuto non era il caso di perderci...
Mi ricordo tutte le parole che ci siamo detti: TUTTE!!!! e ricordo la promessa che tu per primo mi avevi fatto... Non l'hai mantenuta.... Io posso dire di averci provato. Se ci sono delle ragioni come la rabbia, la gelosia (non tua.... !), l'odio posso comprenderle, ma non condividerle: il profondo rispetto che nutro verso ogni persona me lo impedisce. Soprattutto speravo che l'amore potesse tramutarsi in qualcosa di altrettanto bello, e non in totale odioso disinteresse: sono accadute molte cose in un anno, nella tua e nella mia vita; e tu hai deciso che era il caso di ignorarle!!!! un gran gesto di classe.....
Questa volta, io non ho alzato muri.....
Mi spiace... amen!
Monday, November 23, 2009
Saturday, November 07, 2009
Dalla finestra...
http://img515.imageshack.us/i/lagoi.gif/
... della Casa del Personale di Brissago, in un giorno di novembre....
... della Casa del Personale di Brissago, in un giorno di novembre....
Monday, November 02, 2009
Roberto Bolle....
http://www.youtube.com/watch?v=3enJeUSU90M&feature=related
Questo video mi mette le lacrime agli occhi....
.... tutto quello che non sono....
Questo video mi mette le lacrime agli occhi....
.... tutto quello che non sono....
Wednesday, October 21, 2009
La nostra psiche ha dei grossi buchi neri. Quando li attraversi scopri però che sono pieni di pensieri, parole, fatti che vorresti dimenticare, vorresti non aver mai vissuto, vorresti non ti appartenessero. Ed invece sono lì, pronti a riemergere prorompenti e a bruciare ancora.
Guardarsi indietro è spesso interessante: ci permette di guardare dove siamo arrivati.
Guardarsi indietro è spesso doloroso: ci mette davanti ai nostri sbagli.
Guardare indietro mi fa male e guardare avanti mi mette paura. Resta il presente.... ma cosa resta di un presente, stretto nella morsa di due macigni?
Wednesday, October 14, 2009
Ora di cena nella casa del Personale
Coloro i quali mi conoscono probabilmente storceranno un po' il naso di fronte ad un post di mio pugno nel quale affronto il tema del cibo ed, in modo particolare, della cena; i più suppongono che io spessi salti i pasti della giornata e si vocifera anche che io non sappia cucinare: sono un po' delle mezze-verità, nel senso che qualche volta è capitato che saltassi un pasto (mancanza di tempo e mancata compliance da parte dello stomaco) e cucino molto di rado, anche se alcune pietanze mi escono veramente bene (si accettano testimonianze!!!).
Un fatto è certo: devo organizzare la cena spesso avendo a disposizione pochi ingradienti, poiché non vado molto spesso a fare la spesa e questa pigrizia è diventata ancora più grave lungo le rive di questo lago, causa vento, stanchezza, strada in salita etc etc. Ma, nonostante ciò ed ammettendo che non mi delizio con cene luculliane, MAI, e dico MAI, mi sono lanciata in abbinamenti poco apprezzabili o abbia degustato schifezze ed intrugli strani...
D'altro canto, è noto che noi Italiani in fatto di cibo siamo dei maestri, e a maggior ragione di fronte a certi piatti preferiamo morir di fame piuttosto che farci del male. Ma stasera, qui nella casa del Personale della Clinica Hildebrand e in particolare nella cucina del secondo piano, si è verificato un "qui pro quo" internazionale culinario che neanche i Consolati potranno risolvere.
Ma veniamo ai fatti: ero al tavolo a consumare il mio frugale pasto, ovvero (per la gioia della mia mamma, che mi urlerà dietro dicendo che non mangio mai a sufficienza) patate, carote, tonno, accompagnato da gallette di riso e mais, acqua naturale e mela: un piatto sano, direi, poco calorico, in grado di permettere una buona digestione e un buon sonno notturno, tenendo sempre d'occhio la linea...
Ed ecco che fa il suo ingresso la neo-arrivata tirocinante tedesca: dal freezer tira fuori un panino imbustato surgelato (marchiato Buitoni) a quanto pare pieno zeppi di funghi, intrugliato con qualche strana salsina, giusto per dare consistenza e spessore.... non contenta, la nordica biondina decide di rimpinzarlo con dei wurstel (ragazzi, è tedesca) e con il sugo all'arrabbiata della Barilla, sparso un po' come se fosse del ketchup. Prende un piatto di portata, ce lo schiaccia sopra, alza la temperatura del forno e ce lo sbatte dentro... poi, con evidente soddisfazione, se ne va, non senza prima dare uno sguardo al mio piatto (evidentemente con aria di disapprovazione). Resto lì basita, forchetta in mano.... guardo il forno, poi il mio piatto; allora, presa da un raptus di follia e dalla voglia di farmi del male, mi dirigo verso il frigo, prendo il tubetto della maionese e ce ne metto una noce giusto sul lato del piatto... Soddisfatta, mi riaccomodo e ceno!
Ora, di cose strane dal punto di vista culinario qui ce ne sono: ancora questa storia che tutto vada messo nello stesso piatto non mi convince, e conosco persone (tipo Valeria) che piuttosto non mangerebbero.... ed altre (tipo Manuela) che sarebbero prese da una sincope vedendo tutto il burro utilizzato e il maltrattamento che subiscono i poveri funghi.... D'altro canto non mi sorprendo neanche più a vedere la gente che pranza col cappuccino.... E' sorprendente inoltre la modalità di riutilizzo di concetti spesso estremamente specifici, quali ad esempio il sugo della Barilla, che diventa a volte un po' come il prezzemolo o il limone!
Le chiamano realtà diverse... bah! Io continuerò a fare i miei pasti frugali, lascio agli altri la possibilità di tuffarsi in questi esperimenti.
Un bacio
Un libro al giorno
http://www.readallday.org/home.html
.... sarebbe oltremodo interessante vivere, almeno per un paio di giorni, la condizione della curatrice di questo blog, tale Nina Sankovitch. A quanto pare a seguito della perdita della sorella - grande amante della lettura - per una malattia, ha deciso di provare a leggere un libro al giorno: la sua volontà quella di eguagliare il numero dei libri che sua sorella avrebbe letto se fosse rimasta in vita.
Ogni giorno, dunque, dall'alba fino a notte inoltrata, in qualsiasi luogo che sia congeniale alla cosa, legge. E pubblica il suo pensiero.
Ora per quanto evidentemente io faccia un po' fatica a credere che sia questa la reale tempistica della lettura della signora, a meno che non legga libelli come Doppio Sogno, è pur sempre ammirevole ed invidiabile.... a causa della stanchezza di una giornata, oramai spendo così poche ore a questa attività che amo; ma gli occhi son fin troppo stanchi a volte anche per solo guardare....
Per cui, a questa signora, il cui progetto è in realtà in scadenza, auguro di leggere righe entusiasmanti, storie interessanti e di personaggi ammalianti.
.... sarebbe oltremodo interessante vivere, almeno per un paio di giorni, la condizione della curatrice di questo blog, tale Nina Sankovitch. A quanto pare a seguito della perdita della sorella - grande amante della lettura - per una malattia, ha deciso di provare a leggere un libro al giorno: la sua volontà quella di eguagliare il numero dei libri che sua sorella avrebbe letto se fosse rimasta in vita.
Ogni giorno, dunque, dall'alba fino a notte inoltrata, in qualsiasi luogo che sia congeniale alla cosa, legge. E pubblica il suo pensiero.
Ora per quanto evidentemente io faccia un po' fatica a credere che sia questa la reale tempistica della lettura della signora, a meno che non legga libelli come Doppio Sogno, è pur sempre ammirevole ed invidiabile.... a causa della stanchezza di una giornata, oramai spendo così poche ore a questa attività che amo; ma gli occhi son fin troppo stanchi a volte anche per solo guardare....
Per cui, a questa signora, il cui progetto è in realtà in scadenza, auguro di leggere righe entusiasmanti, storie interessanti e di personaggi ammalianti.
Monday, October 05, 2009
Buona notte svizzera
Sono quasi oramai 4 settimane che la mia avventura qui in terra svizzera è iniziata. E non mi ha ancora abbandonata il senso di disabitudine a questo ambiente e questa vita. Sento che questo posto non mi appartiene, lo sento ancora del tutto sconosciuto ed inconoscibile; è come se sentissi già vicina la scadenza, che in realtà e direi, per certi aspetti, anche fortunatamente è comunque relativamente lontana.
Mi trovo di nuovo a vivere quella strana sensazione di isolamento - a volte anche da me ricercato - che mi aveva carpito quasi cinque anni fa, al mio arrivo a Pavia. Qui è la medesima sensazione, come se da un momento all'altro tutto dovesse finire per far rimanere solo... niente!
Il tentativo incessante di guardare oltre a questo periodo, alla ricerca di appigli e di sostegni, forse, sta rendendo il presente stesso come aleatorio, impalpabile... le ore scorrono, mai veramente in maniera lenta, come il silenzio della sera imporrebbe; al contrario a volte mi sorprendo a guardare fuori dalla finestra e scoprire il lago nuovamente immerso nella tenebre, a scorgere le luci dei paesi che sono al di là dello specchio d'acqua, ad intravedere la luce di qualche barchetta che solca questo bacino acquoso così fermo.
Il tempo scorre ed è già ora di andare a dormire.... ad un'ora che pochi mesi fa mi sarebbe apparsa quasi giorno... e invece qui è giustappunto il preludio della notte.
Follie di una mente ansiosa? O spasmi di un animo reso silenzioso? Od infine agitazione interiore di un cuore recalcitrante?
Forse tutto insieme e nulla di tutto questo.
Per il momento... buona notte!
Sunday, September 20, 2009
Nuova destinazione... Brissago!
Questo blog nacque tempo fa a Pavia; questa città ha fatto da sfondo a molte delle avventure ivi raccontate.
Dopo la laurea in neuropsicologia, avvenuta il 17 luglio 2009, il mio domicilio è cambiato: sono alloggiata presso la casa del personale della Clinica Hildebrand, Brissago, Canton Ticino, Svizzera.
Almeno per sei mesi sarò qui a cercare di ampliare le mie conoscenze pratiche, a comprendere se la clinica è davvero la mia strada, a farmi un po' di "pelo sullo stomaco" e a fare il tirocinio per l'esame di stato.
Il mio orario di lavoro è dalle 08.00 alle 17.00, dal lunedì al venerdì; e per il momento sono le migliori ore della giornata. Per le restanti ore, come dire, Work in Progress.
Nuovi aggiornamenti a breve!
PS. per iniziare desidero vivamente ringraziare il vecchietto che sabato 19 settembre a Locarno ha deciso di prendere a calci la macchina di Daniele poiché eravamo bloccati nel traffico e ahinoi fermi sulle strisce pedonali, quando il dolce vecchietto (!) ha fatto scattare il passaggio pedonale; in particolare lo ringrazio per:
1. la botta sul laterale dx della macchina;
2. aver rovinato il giro a Locarno, inficiando la possibilità di fare acquisti;
3. il nervoso e il dispiacere di Daniele (comportamento ammirevole...io avrei spaccato la faccia al signore!);
4. la mia scarica di tachicardia;
5. aver aumentato i miei dubbi circa l'etica del popolo svizzero.
Distinti saluti al vecchietto.
Dopo la laurea in neuropsicologia, avvenuta il 17 luglio 2009, il mio domicilio è cambiato: sono alloggiata presso la casa del personale della Clinica Hildebrand, Brissago, Canton Ticino, Svizzera.
Almeno per sei mesi sarò qui a cercare di ampliare le mie conoscenze pratiche, a comprendere se la clinica è davvero la mia strada, a farmi un po' di "pelo sullo stomaco" e a fare il tirocinio per l'esame di stato.
Il mio orario di lavoro è dalle 08.00 alle 17.00, dal lunedì al venerdì; e per il momento sono le migliori ore della giornata. Per le restanti ore, come dire, Work in Progress.
Nuovi aggiornamenti a breve!
PS. per iniziare desidero vivamente ringraziare il vecchietto che sabato 19 settembre a Locarno ha deciso di prendere a calci la macchina di Daniele poiché eravamo bloccati nel traffico e ahinoi fermi sulle strisce pedonali, quando il dolce vecchietto (!) ha fatto scattare il passaggio pedonale; in particolare lo ringrazio per:
1. la botta sul laterale dx della macchina;
2. aver rovinato il giro a Locarno, inficiando la possibilità di fare acquisti;
3. il nervoso e il dispiacere di Daniele (comportamento ammirevole...io avrei spaccato la faccia al signore!);
4. la mia scarica di tachicardia;
5. aver aumentato i miei dubbi circa l'etica del popolo svizzero.
Distinti saluti al vecchietto.
Friday, September 18, 2009
Viaggio a Parigi, settembre 2009
Alcuni di noi, spesso, hanno piccoli sogni che, per quanto semplici possano apparire, in realtà hanno un pizzico di insormontabilità e fanno sì che il sognatore li conservi anelandone la realizzazione, ma senza far nulla per perseguirla. Parigi per me è sempre stato questo: un qualcosa a cui anelavo ma che non progettavo.
E quindi ancor di più il regalo di Daniele, per la mia laurea, è stato estasiante: 4 giorni a settembre nella meravigliosa città francese. Ho spulciato libri, guide, stralci di giornale e di articoli online, racconti di ogni genere e tempo, tutto ciò che potesse raccontarmi di questa città: non volevo partire senza sapere che cosa stavo andando ad incontrare.
E’ vero pure, però, che la prima volta a Parigi prevede un tour turistico, “da guida”. Ma come si può rinunciare a quelle mete così raccontate? E così il risultato è un viaggio, vissuto su due piani: quello della terra ferma e quello delle altezze, a volte vertiginose, che abbiamo potuto raggiungere grazie alle antiche scale dei monumenti od i moderni ascensori; un contrasto che ritroveremo spesso in questa città, dove il vecchio è vicino al nuovo, mischiati insieme.
Il 3 settembre, di sera, io e Daniele partiamo alla volta dell’Aereoporto di Malpensa: una notte lì, in attesa del volo Lufthansa delle ore 7.00 per l’aereoporto Charles De Gaulle. Volo splendido, se non fosse per la signora di fianco che, in preda ad un loop claustrofobico, sentenzia che vuolescendere dall’aereo. Dopo un’azione di supporto, tutto risolto… si parte – e la signora con noi, con somma gratitudine dei suoi compagni di viaggio -.
L’aereoporto è grande, fatto di lunghi tapis roulant, trenini, terminal (ben 3), ma con coraggio e senso di osservazione, ci trasciniamo dietro una coppia di signori anziani fino a Paris Nord (per gli amici Gare du Nord); prendiamo la metrò e arriviamo alla nostra fermata: Blanche… uscendo sulla destra, ci accoglie il Moulin Rouge: piccolo e rosso, sembra un locale come un altro… e forse c’è da chiedersi se nel famoso quartiere di Pigalle non sia solo quello…. Ecco la salita verso il nostro albergo, sito nella Butte del più affascinante quartiere di Parigi: Montmartre. Evidentemente questo è già un chiaro segno della grande attenzione che Daniele ha messo nell’organizzare il tutto: l’albergo è proprio lì, in uno dei quartieri di cui forse più si è raccontato, frequentato da gente talmente variegata da apparire comunque più francese del resto della città. Ciò che ci colpisce nell’immediato, mentre percorriamo i vicoli in salita verso il Sacro Cuore, è il silenzio di alcuni angoli, l’aspetto “da villaggio” di alcune strade, la piazza piena di avventori e pittori; piccole botteghe nel quale spiare scoprendo un anziano che dipinge incessantemente gatti, una boulangerie che col suo odore fragrante ti invita ad entrare. Ed ogni tanto uno scorcio sulla bella città che si staglia ai nostri piedi e ai piedi della collina, sino a quando per la prima volta vedo quella che diverrà la protagonista incontrastata di questo viaggio, un viaggio che diventerà un lento avvicinamento verso quella figura svettante: la Tour Eiffel.
E si arriva così fino alla famosa Chiesa di questo quartiere: tantissima gente ad osservare quel bianco candore che ogni giorno si rigenera e si accresce. La guida fornisce un giudizio poco lusinghiero e forse la veduta più affascinante resta la grande scalinata bianca col prato verde e i piccoli passaggi laterali che ti accompagnano fino a metà. Poi giù per le strade del quartiere, fino a raggiungere Abassess, una splendida fermata della metrò, ma così faticosa a causa dei suoi gradini infiniti che ti portano giù fino al treno; fortunatamente è stato installato un ascensore moderno che aiuta i meno allenati (ovvero il 99% della popolazione!). Oltre alla fermata in art decò, in questa piazza si staglia anche la sede della Croce Rossa Francese – non posso non fotografarla! – e soprattutto il muro dove Ti amo è scritto in tutte le lingue del mondo: giusto per rimembrarci che Parigi è pur sempre la città dell’amore e del romanticismo. Ma Parigi è anche la città dei bizzarri francesi e così proprio vicino alla metrò una francese vestita di tutto punto, col berrettino in testa suona una fisarmonica.
Prendiamo la metrò in direzione dell’Opera Garnier: al di là delle mie foto che attestano come io possa ballare in tutti i teatri del mondo (ovviamente non mi dilungherò sul fatto che mi è concesso solo lo spazio della hall e dei corridoi e non evidentemente sul palcoscenico), del fatto che questo teatro abbia accolto i più importanti nomi della danza e il mio amato Bejart, della bella vista che si gode dal balcone principale, questo teatro non è un semplice teatro…. È un luogo sfarzoso, dorato, pieno di specchi e fregi e orologi e tendaggi sontuosi…. A guardarlo, ne rimani abbagliato e vorresti chiedere che togliessero qualcosa perché tutto quello sfarzo non può essere retto dai tuoi occhi.
Usciamo alla ricerca del cibo e qui ci imbattiamo in un luogo che non volevamo visitare; e soprattutto credo che neanche la migliore guida di Parigi possa dare un mano: le Gallerie Lafayette. Allora, acquistato il pranzo, scappiamo subito via, ci issiamo sui gradini del teatro e ci gustiamo il momento. La stanchezza si fa sentire; meglio tornare in albergo per un breve riposo.
Ore 19.00, è tempo di cena. Seguiamo il consiglio della guida e di un racconto di una coppia di turisti, per giungere in un localino piccolo, ma spettacolare, della Butte: il menù offre un piccolo aperitivo con un bicchiere di un qualcosa di alcolico non ben definito, e bourgignone, con del vino rosso servito in un biberon. Per arrivare al mio posto dietro la panca addossata al muro, scavalco il tavolo, aiutata dai gestori del locale, suscitando l’ilarità della gente, soprattutto perché loro stessi han vissuto quell’esperienza pochi istanti prima. Emozionante mangiare della carne sfrigolante, ridendo un po’ ebbri per il vino e per l’aria fumosa del luogo, gomito a gomito con un coppia di russi ed un quartetto di ridenti americani: questa resterà la miglior cena della vacanza.
Decidiamo di trascorrere la nostra prima serata da parigini al Louvre: spettacolare. La luce soffusa inspira voglia di scattare mille foto, rende ogni angolo suggestivo, così come è suggestivo il riflesso dei palazzi e della luna nell’acqua dei canali intorno alle contestate piramidi in vetro: è necessario ammettere però che parte della suggestione è un loro merito, del netto contrasto con l’Arc Du Carossell: questo monumento così a suo agio a guardia della grande piazza e quelle strutture ferrose invece così fuori tono, ma estremamente fiere e fors’anche estremamente strafottenti rispetto al resto: loro son lì, e da lì non si muovono. Forse ripercorrono un po’ l’idea che il mondo ha dei Parigini: popolo antipatico, pieno di sé; eppure tutto il mondo va a trovarli. Arriviamo fino alla Senna per dare un’occhiata lontana all’altro lato e a destra intanto, una grande Signora vestita d’oro, ci osserva, ci spia.
Il giorno successivo inizia con una meravigliosa tazza fumante di caffè americano, croissant e muffin da Starbucks, nella piazza del Moulin Rouge: questo sarà il nostro rito mattutino parigino. Una giornata intensa ci attende: inizia attraversando Pont Neuf; Mentre la maggior parte dei turisti si ferma ad ammirare la statua equestre di Enrico IV, la nostra attenzione viene catturata dalla graziosa Place Dauphine: castagni e campi di bocce, un silenzio irreale che assorda rispetto al rumore delle macchine e il ciarlare della gente delle strade limitrofe. Camminando lungo il fiume, giungiamo al complesso de Palais de Justice e soprattutto a La Chapelle: la parte inferiore della chiesa è interessante, soprattutto per la pittura murale che ricorda il velluto degli abiti sontuosi, ma non ci sono parole per descrivere l’impatto visivo che si ha quando, dopo aver percorso la stretta e ripida scala a chiocciola, si giunge alla parte superiore: immediatamente veniamo immersi in un tripudio di colori, così intensi, caldi, pastosi, su quelle vetrate altissime. Tutti uscendo dalle scale si fermano esterrefatti e quello dietro già inizia a scalpitare, comprendendo un attimo dopo e diventando egli stesso poi oggetto dei reclami di chi lo segue.
Usciamo ed il sole parigino ci accoglie. Camminiamo e Daniele scopre il mercatino di uccellini, tipicamente parigino, e fa la conoscenza di un bipede anni ’70, con un ciuffo estremamente cotonato. La nostra meta successiva è la famigerata Notre Dame: quanta gente in questa piazza; io che mi sorprendo nel vedere ancora il sole e la chiesa luminosa: ma davvero credevo che Notre Dame fosse oscura, nera, inquietante? Forse sì, lo credevo davvero. Gli interni sono così alti e luminosi, la chiesa è piena di gente per la messa domenicale; noi ne approfittiamo per guardare le navate laterali e solo dopo che la navate centrale si libera, possiamo osservarla con calma. Poi ci mettiamo in fila, mangiando il nostro frugale pranzo (il panino!) osservando un artista di strada che facendo il verso ai passanti, cerca di far sorridere coloro i quali, a volte con poca pazienza, attendono di salire… e che salita!!! Lunghissima, scale, scale, scale… fino alla cima famosa di Notre Dame a 46 metri di altezza; ad accoglierci ci sono le statue gotiche che guardano in basso o lontano, l’orizzonte parigino. Camminando lungo lo stretto corridoio, il panorama si offre in tutta la sua bellezza; giungiamo ad osservare la famosa campana e poi ritorniamo giù, con le gambe che ci tremano per la stanchezza: è d’obbligo stenderci nel piccolo giardinetto ai piedi della maestosa cattedrale e guardarla attraverso le fronde degli alberi.
Dove ci condurranno ora le strade di Parigi? Beh, verso una deliziosa crepes alla nutella; e verso il Pantheon: la guida dice che gli artefici di questo tempio immaginavano che avrebbe superato in bellezza S. Pietro; sinceramente credo che abbiamo mirato troppo in alto e d’altro canto, se questa fosse davvero una chiesa, forse sarebbe veramente troppo poco mistica; invece assurge meravigliosamente al suo ruolo di mausoleo, con le tombe di Rousseau e Voltaire a fronteggiarsi, mentre Hugo, Dumas e Zola nello stesso anfratto (che gran chiacchierate sulla letteratura si fan quei tre!) e Marie Curie che impone la sua presenza femminile con la delicatezza di una pietra bianca.
Rientriamo in albergo, per prepararci all’inebriante sera: la cena all’Hard Rock Cafè, dove il cameriere afro parla un inglese perfetto ed onora i suoi ospiti come un vero maitre da sala. Il panino qui è ottimo, nulla da obiettare: una cena commerciale, è vero, ma buonissima! E quindi prendiamo la metro diretti a Place de l’Alma, dove c’è la riproduzione della fiamma della Statua della Libertà e dove soprattutto c’è l’imbarco dei luminosissimi bateaux-mouches: qui ho vissuto il momento più pauroso di tutta la vacanza a causa della distesa infinita di ragni: temevo di dare fuori di testa, ma la provvidenziale strada a fianco della passerella mi ha aiutato… e mi ha permesso di comprendere che avevamo formato una fila inutile e che l’imbarco era poco più in là. La paura però viene sdoganata dalla meraviglia di fronte alla Tour Eiffel che scintilla: l’ora è scattata! Dalla Senna si ha un’immagine diversa e suggestiva della città: i monumenti sono lì, alcuni si affacciano grandemente sul fiume, altri si nascondono dietro gli alberi o nell’oscurità senza risultato a causa delle luci del battello. E lungo il fiume, osserviamo ciò che rende ai miei occhi questa città come un angolo spettacolare di mondo: ecco dunque gruppi di persone che ballano lungo il fiume, chi salsa, chi tango, chi dance… ma ballano con la musica alta e l’euforia nel salutare i turisti del battello.
La mattina dopo, la nostra colazione da Starbuck, col sottofondo della musica di Sinatra e il Moulin Rouge sonnecchiante: è mattino, dunque. Questa giornata prevede il nostro incontro ravvicinato con la Signora. Come descriverla? Immensa, alta, ferrosa, schematica. E’ come se qualcuno dall’alto, l’avesse posata lì, con quelle 4 arcate agli angoli a sostenerla: ci sarebbe da chiedersi se un giorno quel qualcuno non torni per spostarla tutta intera altrove. Saliamo su col primo ascensore rosso e poi ancora più su, sino alla cima con l’altro ascensore, così rapido nella sua corsa da farmi girare la testa.. e lassù ancora Parigi dall’alto; camminiamo tutto intorno, perché questa volta la vista è veramente a 360°: ammiriamo i grandi boulevards che tagliano geometricamente la città e gli alberi, che iniziano già a colorarsi di marrone: è pur sempre settembre! E qui ha luogo una delle scene più esilaranti del nostro viaggio: Daniele, romanticissimo, fa scivolare tra le mie mani un pacchettino rosso; la vista da Parigi fa da scenario al mio regalo… ed ecco quel paio di orecchini che ho sempre amato e che per breve tempo ho avuto prima che mani estranee me lo strappassero. Felice e soprattutto sempre sorpresa della sua grande capacità di stupirmi, abbraccio Daniele; fino a quando un americano dice che ci vuole scattare una foto. Perché mai? Noi titubanti acconsentiamo alla sua richiesta. Scatto e poi una pacca sulla spalla di Daniele e un : “Congratulation” che ci lascia basiti e senza possibilità di replica. La moglie dell’americano, visivamente emozionata, l’americano, visivamente emozionato e noi ancora inconsapevolmente consci del grande equivoco. Solo dopo, grandi risate!
Scendiamo dalla grande Signora, per dirigerci a mangiare un panino seduti sul prato de Champ du Mars: in questo modo si può dare libero sfogo alla propria creatività fotografica avendo come sfondo la Torre, si può godere del caldo sole parigino, si possono osservare i vari turisti e soprattutto si possono avere conversazioni dirette con i corvi che abitano proprio da queste parti (Daniele docet, anche se la sua conversazione con il corvo di turno aveva toni belligeranti!).
Siamo abbastanza stanchi, il caldo diventa importante, ma la nostra successiva metà sembra essere fresca ed accogliente, lontana dal trambusto cittadino. Passiamo dal Trocadero, mangiamo un gelato, prendiamo la metro e arriviamo a Place della Concorde dove Daniele resta soddisfatto dello splendido reperto che fin da Luxor è giunto qui a troneggiare. Poi entrando negli spettacolari Jardin des Tuileries, arriviamo alla Orangerie, dove ci attendono le 12 magnifiche sontuosissime Ninfee di Monet. Sono belle da togliere il fiato, in una location – semplice e pura - che ne esalta ancora di più la bellezza: sedersi e ammirarle fa respirare l’anima. Si può visitare anche la Collection Jean Walter et Paul Guillaume, che sinceramente però ha dato poca soddisfazione sia a me che a Daniele. Ovviamente la mia classicissima figura da turista all’arrembaggio la metto in scena nel negozio del museo, mentre contenta per il mio splendido acquisto (la riproduzione delle Ninfee al Mattino) dico al gentilissimo cassiere: “Poster number undici!”… che mi sembra ovviamente giusto!
Usciti, prendiamo due sedie, le tipicissime sedie verdi, e ci sediamo su un punto alto del giardino per osservare il viavai della gente e godere di un momento di riposo. Passa la Gendarmerie in groppa a dei splendidi cavalli: anche loro danno colore all’ambiente, lasciandosi fotografare. Continuiamo la passeggiata attraverso il lungo viale, accecante per il sole, fino a giungere all’Arc du Carossell e, ahinoi, al Louvre: dov’è la poesia di due sere prima? Il silenzio, la luce soffusa, quello splendido contrasto architettonico tra vecchio e nuovo, tra antico e moderno, tra buio e luce? Svanito: ora solo tanta gente, stanca, rumoreggiante, che non si guarda attorno…. Questa splendida piazza che con grande eleganza ci aveva accolti la prima sera avvolgendoci nella sua teatrale magnificenza, sembra ora avviluppata su se stessa e forse in maniera sommessa osserva e tace. Da qui il nostro caldo consiglio: visitate questo luogo di sera!
Torniamo verso l’albergo, la nostra ultima serata a Parigi ci attende: vogliamo trascorrerla da perfetti innamorati, vogliamo viverla dolcemente, e soprattutto vogliamo la Tour Eiffel come sfondo… e così, dopo un mini-aperitivo in camera a base di sushi e birra (una delizia!) ed una cena alla Steak House Buffalo di fronte al Moulin Rouge – sconsigliamo vivamente di frequentarla, non per i prezzi e per il cibo (buono!), ma per il cameriere e il suo modo di fare a dir poco offensivo -, prendiamo la metro e ci fiondiamo al Trocadero (meraviglioso di sera, insignificante di giorno, a parte per un ragazzo sui roller che fa follie!). Ci accodiamo sul muretto e ascoltiamo: Edith Piaf con la sua “La via en rose” (magnifica davvero, ha il sapore di Parigi! Era un rito a cui ci tenevo tantissimo!) e la nostra canzone, italianissima. Poi siamo pronti per lo spettacolo di luci: macchine fotografiche piazzate e via….. MERAVIGLIOSA!!!! La gente che rimane a bocca aperta, gridolini di soddisfazione e poi silenzio; un gruppo di ragazzi vicino a noi festeggia il compleanno di un loro amico… 5 minuti e poi tutto torna come prima; e ti chiedi se sia davvero accaduto o non sia stato solo una tua proiezione mentale. Intorno la vita riprende, gli artisti di strada si riattivano e noi prendiamo una crepes alla nutella (dal gusto un po’ discutibile, ma pensiamo che possa essere una buona tradizione da perseguire) e ci accomodiamo sui gradini per godere lo spettacolo di due giovani che si dilettano col fuoco: bravissim. Trascorre un’ora e noi ci guardiamo straniti per aver perso la cognizione del tempo, ma è ancora la torre a ricordarci che sono le 23.00. Rispettosamente la salutiamo e ci avviamo verso Montmartre, la nostra dimora!
La mattina prepariamo il bagaglio e lasciamo la nostra stanza: siamo diretti ad un quartiere nuovo da esplorare e soprattutto a Saint Sulpice: le strade sono veramente piene di negozi di vario genere e tipo e io ne scopro uno veramente parigino, da dove acquisterei tutto. La famosa chiesa dall’esterno ci lascia insoddisfatti, anche forse a causa dell’impalcatura…. E anche gli interni (fatta eccezione per i Delacroix – entrando a destra) non ci fa impazzire; scatta il rito della foto per lo gnomone e l’obelisco, ma soprattutto per lo splendido organo che la guida definisce come il più grande di Francia: non stentiamo a crederlo.
Usciamo dalla Chiesa e ci dirigiamo presso i Jardin du Luxembourg: un oasi meravigliosa, veramente parigina, piena di prati e fiori e alberi e statue; deliziosa in ogni suo aspetto: dalla francese che seduta su una panchina legge, ai due uomini che giocano a scacchi sotto lo sguardo attento di un amico, un anziano nero seduto presso il campo di bocce, giovani aitanti che giocano a tennis e due turisti, noi, che si siedono qui per godere della splendida brezza e di questo angolo sublime. Scopriamo poi la Statua della Libertà, piccola e ben situata in questo posto, nonostante di primo acchito potrebbe sembrare un po’ lontana dalla sua collocazione.
Ma dobbiamo proseguire, ci attende ancora molto da vedere: la Tour Montparnasse! Salire lassù è veramente bello e così ci rendiamo conto che ogni giorno abbiamo visto Parigi dall’alto… e forse è tra le migliori visuali di cui si può godere. La torre è modernissima, con questo suo velocissimo ascensore (il più lesto d’Europa!) a tal punto che le orecchie fan i capricci. E da qui la Torre sembra piccina, a causa anche dell’effetto lontananza.
Poi scendiamo, affamati… ma è così stancante oggi cercare un luogo per pranzare, che ci rintaniamo da McDonald’s…. un po’ di tempo lì non rovinerà certo la nostra meravigliosa vacanza; e poi noi abbiamo fretta, per cui consultiamo la nostra carta e ci rechiamo verso l’ultima meta: Hotel des invalides, una struttura gigantesca con il bianco che fa ancor più da contrasto con l’oro della cupola; entriamo e Daniele non resiste alla curiosità di visitare il museo delle Corazze: veramente ben curato; così come quello dedicato alla due guerre, che osserviamo superficialmente, io perché sono sempre molto inquieta di fronte a questa parte di storia, e Daniele perché sa che il tempo stringe e le lancette corrono. Ci rechiamo nella struttura centrale; e dopo aver visitato la tomba del maresciallo Foch, bella per le nuance celesti, piccolo angolo dove si respira un sincero cordoglio, ci affacciamo alla balaustra, sicché il contrasto risulta netto: la tomba dell’Imperatore di Francia Napoleone; il feretro di porfido rosso, circondato da alte figure femminili in marmo che lo vegliano. Scendiamo, e mentre nella cappella vicina si celebra messa, ci avviciniamo dal basso a questo angolo di magnificenza; sui muri ci sono inscritte le frasi celebri di questo uomo, che ovviamente risulta assolutamente privo di umiltà. In tutto questo viaggio non l’avevamo ancora incrociato: si, certo, alcuni monumenti visti avevano un legame con la sua storia, ma non avverti la sensazione che Napoleone abbia vissuto a Parigi, sino a quando, almeno, non giungi qui: sembra che il tributo per questo uomo, tanto odiato in patria oppure tanto amato – è così tutto tanto ambiguo a riguardo- sia stato tutto concentrato in queste mura: alloro, sfarzo, splendore, clamore, reverenza… tutto qui e da nessun’altra parte di Parigi. Esci dalla porta principale e ti chiedi ancora se davvero Napoleone è mai stato l’imperatore di questa città, in questa città.
Il nostro viaggio è giunto al termine; torniamo all’albergo per ritirare i bagagli e per salutare questo splendido quartiere che ci ha accolti e ci rimarrà nel cuore. Torniamo ancora al nostro Starbuck’s, perché vogliamo ricordare i nostri risvegli qui e vogliamo portarci via un pezzettino di questo angolo. Prendiamo la metro e con uno strano silenzio nell’anima ci dirigiamo lontani, verso Charles de Gaulle. Parigi e la nostra promessa di ritornarci.
Le mie ultime parole di questo racconto sono rivolte a colui che ha reso possibile che tutto questo accadesse: Daniele. Grazie per ogni tuo splendido sorriso in questo viaggio, per la tua allegria, per la tua infaticabilità e perché ogni tuo gesto è così spontaneo da far commuovere…. Noi, sempre senza peso, senza fiato e senza affanno.
E quindi ancor di più il regalo di Daniele, per la mia laurea, è stato estasiante: 4 giorni a settembre nella meravigliosa città francese. Ho spulciato libri, guide, stralci di giornale e di articoli online, racconti di ogni genere e tempo, tutto ciò che potesse raccontarmi di questa città: non volevo partire senza sapere che cosa stavo andando ad incontrare.
E’ vero pure, però, che la prima volta a Parigi prevede un tour turistico, “da guida”. Ma come si può rinunciare a quelle mete così raccontate? E così il risultato è un viaggio, vissuto su due piani: quello della terra ferma e quello delle altezze, a volte vertiginose, che abbiamo potuto raggiungere grazie alle antiche scale dei monumenti od i moderni ascensori; un contrasto che ritroveremo spesso in questa città, dove il vecchio è vicino al nuovo, mischiati insieme.
Il 3 settembre, di sera, io e Daniele partiamo alla volta dell’Aereoporto di Malpensa: una notte lì, in attesa del volo Lufthansa delle ore 7.00 per l’aereoporto Charles De Gaulle. Volo splendido, se non fosse per la signora di fianco che, in preda ad un loop claustrofobico, sentenzia che vuolescendere dall’aereo. Dopo un’azione di supporto, tutto risolto… si parte – e la signora con noi, con somma gratitudine dei suoi compagni di viaggio -.
L’aereoporto è grande, fatto di lunghi tapis roulant, trenini, terminal (ben 3), ma con coraggio e senso di osservazione, ci trasciniamo dietro una coppia di signori anziani fino a Paris Nord (per gli amici Gare du Nord); prendiamo la metrò e arriviamo alla nostra fermata: Blanche… uscendo sulla destra, ci accoglie il Moulin Rouge: piccolo e rosso, sembra un locale come un altro… e forse c’è da chiedersi se nel famoso quartiere di Pigalle non sia solo quello…. Ecco la salita verso il nostro albergo, sito nella Butte del più affascinante quartiere di Parigi: Montmartre. Evidentemente questo è già un chiaro segno della grande attenzione che Daniele ha messo nell’organizzare il tutto: l’albergo è proprio lì, in uno dei quartieri di cui forse più si è raccontato, frequentato da gente talmente variegata da apparire comunque più francese del resto della città. Ciò che ci colpisce nell’immediato, mentre percorriamo i vicoli in salita verso il Sacro Cuore, è il silenzio di alcuni angoli, l’aspetto “da villaggio” di alcune strade, la piazza piena di avventori e pittori; piccole botteghe nel quale spiare scoprendo un anziano che dipinge incessantemente gatti, una boulangerie che col suo odore fragrante ti invita ad entrare. Ed ogni tanto uno scorcio sulla bella città che si staglia ai nostri piedi e ai piedi della collina, sino a quando per la prima volta vedo quella che diverrà la protagonista incontrastata di questo viaggio, un viaggio che diventerà un lento avvicinamento verso quella figura svettante: la Tour Eiffel.
E si arriva così fino alla famosa Chiesa di questo quartiere: tantissima gente ad osservare quel bianco candore che ogni giorno si rigenera e si accresce. La guida fornisce un giudizio poco lusinghiero e forse la veduta più affascinante resta la grande scalinata bianca col prato verde e i piccoli passaggi laterali che ti accompagnano fino a metà. Poi giù per le strade del quartiere, fino a raggiungere Abassess, una splendida fermata della metrò, ma così faticosa a causa dei suoi gradini infiniti che ti portano giù fino al treno; fortunatamente è stato installato un ascensore moderno che aiuta i meno allenati (ovvero il 99% della popolazione!). Oltre alla fermata in art decò, in questa piazza si staglia anche la sede della Croce Rossa Francese – non posso non fotografarla! – e soprattutto il muro dove Ti amo è scritto in tutte le lingue del mondo: giusto per rimembrarci che Parigi è pur sempre la città dell’amore e del romanticismo. Ma Parigi è anche la città dei bizzarri francesi e così proprio vicino alla metrò una francese vestita di tutto punto, col berrettino in testa suona una fisarmonica.
Prendiamo la metrò in direzione dell’Opera Garnier: al di là delle mie foto che attestano come io possa ballare in tutti i teatri del mondo (ovviamente non mi dilungherò sul fatto che mi è concesso solo lo spazio della hall e dei corridoi e non evidentemente sul palcoscenico), del fatto che questo teatro abbia accolto i più importanti nomi della danza e il mio amato Bejart, della bella vista che si gode dal balcone principale, questo teatro non è un semplice teatro…. È un luogo sfarzoso, dorato, pieno di specchi e fregi e orologi e tendaggi sontuosi…. A guardarlo, ne rimani abbagliato e vorresti chiedere che togliessero qualcosa perché tutto quello sfarzo non può essere retto dai tuoi occhi.
Usciamo alla ricerca del cibo e qui ci imbattiamo in un luogo che non volevamo visitare; e soprattutto credo che neanche la migliore guida di Parigi possa dare un mano: le Gallerie Lafayette. Allora, acquistato il pranzo, scappiamo subito via, ci issiamo sui gradini del teatro e ci gustiamo il momento. La stanchezza si fa sentire; meglio tornare in albergo per un breve riposo.
Ore 19.00, è tempo di cena. Seguiamo il consiglio della guida e di un racconto di una coppia di turisti, per giungere in un localino piccolo, ma spettacolare, della Butte: il menù offre un piccolo aperitivo con un bicchiere di un qualcosa di alcolico non ben definito, e bourgignone, con del vino rosso servito in un biberon. Per arrivare al mio posto dietro la panca addossata al muro, scavalco il tavolo, aiutata dai gestori del locale, suscitando l’ilarità della gente, soprattutto perché loro stessi han vissuto quell’esperienza pochi istanti prima. Emozionante mangiare della carne sfrigolante, ridendo un po’ ebbri per il vino e per l’aria fumosa del luogo, gomito a gomito con un coppia di russi ed un quartetto di ridenti americani: questa resterà la miglior cena della vacanza.
Decidiamo di trascorrere la nostra prima serata da parigini al Louvre: spettacolare. La luce soffusa inspira voglia di scattare mille foto, rende ogni angolo suggestivo, così come è suggestivo il riflesso dei palazzi e della luna nell’acqua dei canali intorno alle contestate piramidi in vetro: è necessario ammettere però che parte della suggestione è un loro merito, del netto contrasto con l’Arc Du Carossell: questo monumento così a suo agio a guardia della grande piazza e quelle strutture ferrose invece così fuori tono, ma estremamente fiere e fors’anche estremamente strafottenti rispetto al resto: loro son lì, e da lì non si muovono. Forse ripercorrono un po’ l’idea che il mondo ha dei Parigini: popolo antipatico, pieno di sé; eppure tutto il mondo va a trovarli. Arriviamo fino alla Senna per dare un’occhiata lontana all’altro lato e a destra intanto, una grande Signora vestita d’oro, ci osserva, ci spia.
Il giorno successivo inizia con una meravigliosa tazza fumante di caffè americano, croissant e muffin da Starbucks, nella piazza del Moulin Rouge: questo sarà il nostro rito mattutino parigino. Una giornata intensa ci attende: inizia attraversando Pont Neuf; Mentre la maggior parte dei turisti si ferma ad ammirare la statua equestre di Enrico IV, la nostra attenzione viene catturata dalla graziosa Place Dauphine: castagni e campi di bocce, un silenzio irreale che assorda rispetto al rumore delle macchine e il ciarlare della gente delle strade limitrofe. Camminando lungo il fiume, giungiamo al complesso de Palais de Justice e soprattutto a La Chapelle: la parte inferiore della chiesa è interessante, soprattutto per la pittura murale che ricorda il velluto degli abiti sontuosi, ma non ci sono parole per descrivere l’impatto visivo che si ha quando, dopo aver percorso la stretta e ripida scala a chiocciola, si giunge alla parte superiore: immediatamente veniamo immersi in un tripudio di colori, così intensi, caldi, pastosi, su quelle vetrate altissime. Tutti uscendo dalle scale si fermano esterrefatti e quello dietro già inizia a scalpitare, comprendendo un attimo dopo e diventando egli stesso poi oggetto dei reclami di chi lo segue.
Usciamo ed il sole parigino ci accoglie. Camminiamo e Daniele scopre il mercatino di uccellini, tipicamente parigino, e fa la conoscenza di un bipede anni ’70, con un ciuffo estremamente cotonato. La nostra meta successiva è la famigerata Notre Dame: quanta gente in questa piazza; io che mi sorprendo nel vedere ancora il sole e la chiesa luminosa: ma davvero credevo che Notre Dame fosse oscura, nera, inquietante? Forse sì, lo credevo davvero. Gli interni sono così alti e luminosi, la chiesa è piena di gente per la messa domenicale; noi ne approfittiamo per guardare le navate laterali e solo dopo che la navate centrale si libera, possiamo osservarla con calma. Poi ci mettiamo in fila, mangiando il nostro frugale pranzo (il panino!) osservando un artista di strada che facendo il verso ai passanti, cerca di far sorridere coloro i quali, a volte con poca pazienza, attendono di salire… e che salita!!! Lunghissima, scale, scale, scale… fino alla cima famosa di Notre Dame a 46 metri di altezza; ad accoglierci ci sono le statue gotiche che guardano in basso o lontano, l’orizzonte parigino. Camminando lungo lo stretto corridoio, il panorama si offre in tutta la sua bellezza; giungiamo ad osservare la famosa campana e poi ritorniamo giù, con le gambe che ci tremano per la stanchezza: è d’obbligo stenderci nel piccolo giardinetto ai piedi della maestosa cattedrale e guardarla attraverso le fronde degli alberi.
Dove ci condurranno ora le strade di Parigi? Beh, verso una deliziosa crepes alla nutella; e verso il Pantheon: la guida dice che gli artefici di questo tempio immaginavano che avrebbe superato in bellezza S. Pietro; sinceramente credo che abbiamo mirato troppo in alto e d’altro canto, se questa fosse davvero una chiesa, forse sarebbe veramente troppo poco mistica; invece assurge meravigliosamente al suo ruolo di mausoleo, con le tombe di Rousseau e Voltaire a fronteggiarsi, mentre Hugo, Dumas e Zola nello stesso anfratto (che gran chiacchierate sulla letteratura si fan quei tre!) e Marie Curie che impone la sua presenza femminile con la delicatezza di una pietra bianca.
Rientriamo in albergo, per prepararci all’inebriante sera: la cena all’Hard Rock Cafè, dove il cameriere afro parla un inglese perfetto ed onora i suoi ospiti come un vero maitre da sala. Il panino qui è ottimo, nulla da obiettare: una cena commerciale, è vero, ma buonissima! E quindi prendiamo la metro diretti a Place de l’Alma, dove c’è la riproduzione della fiamma della Statua della Libertà e dove soprattutto c’è l’imbarco dei luminosissimi bateaux-mouches: qui ho vissuto il momento più pauroso di tutta la vacanza a causa della distesa infinita di ragni: temevo di dare fuori di testa, ma la provvidenziale strada a fianco della passerella mi ha aiutato… e mi ha permesso di comprendere che avevamo formato una fila inutile e che l’imbarco era poco più in là. La paura però viene sdoganata dalla meraviglia di fronte alla Tour Eiffel che scintilla: l’ora è scattata! Dalla Senna si ha un’immagine diversa e suggestiva della città: i monumenti sono lì, alcuni si affacciano grandemente sul fiume, altri si nascondono dietro gli alberi o nell’oscurità senza risultato a causa delle luci del battello. E lungo il fiume, osserviamo ciò che rende ai miei occhi questa città come un angolo spettacolare di mondo: ecco dunque gruppi di persone che ballano lungo il fiume, chi salsa, chi tango, chi dance… ma ballano con la musica alta e l’euforia nel salutare i turisti del battello.
La mattina dopo, la nostra colazione da Starbuck, col sottofondo della musica di Sinatra e il Moulin Rouge sonnecchiante: è mattino, dunque. Questa giornata prevede il nostro incontro ravvicinato con la Signora. Come descriverla? Immensa, alta, ferrosa, schematica. E’ come se qualcuno dall’alto, l’avesse posata lì, con quelle 4 arcate agli angoli a sostenerla: ci sarebbe da chiedersi se un giorno quel qualcuno non torni per spostarla tutta intera altrove. Saliamo su col primo ascensore rosso e poi ancora più su, sino alla cima con l’altro ascensore, così rapido nella sua corsa da farmi girare la testa.. e lassù ancora Parigi dall’alto; camminiamo tutto intorno, perché questa volta la vista è veramente a 360°: ammiriamo i grandi boulevards che tagliano geometricamente la città e gli alberi, che iniziano già a colorarsi di marrone: è pur sempre settembre! E qui ha luogo una delle scene più esilaranti del nostro viaggio: Daniele, romanticissimo, fa scivolare tra le mie mani un pacchettino rosso; la vista da Parigi fa da scenario al mio regalo… ed ecco quel paio di orecchini che ho sempre amato e che per breve tempo ho avuto prima che mani estranee me lo strappassero. Felice e soprattutto sempre sorpresa della sua grande capacità di stupirmi, abbraccio Daniele; fino a quando un americano dice che ci vuole scattare una foto. Perché mai? Noi titubanti acconsentiamo alla sua richiesta. Scatto e poi una pacca sulla spalla di Daniele e un : “Congratulation” che ci lascia basiti e senza possibilità di replica. La moglie dell’americano, visivamente emozionata, l’americano, visivamente emozionato e noi ancora inconsapevolmente consci del grande equivoco. Solo dopo, grandi risate!
Scendiamo dalla grande Signora, per dirigerci a mangiare un panino seduti sul prato de Champ du Mars: in questo modo si può dare libero sfogo alla propria creatività fotografica avendo come sfondo la Torre, si può godere del caldo sole parigino, si possono osservare i vari turisti e soprattutto si possono avere conversazioni dirette con i corvi che abitano proprio da queste parti (Daniele docet, anche se la sua conversazione con il corvo di turno aveva toni belligeranti!).
Siamo abbastanza stanchi, il caldo diventa importante, ma la nostra successiva metà sembra essere fresca ed accogliente, lontana dal trambusto cittadino. Passiamo dal Trocadero, mangiamo un gelato, prendiamo la metro e arriviamo a Place della Concorde dove Daniele resta soddisfatto dello splendido reperto che fin da Luxor è giunto qui a troneggiare. Poi entrando negli spettacolari Jardin des Tuileries, arriviamo alla Orangerie, dove ci attendono le 12 magnifiche sontuosissime Ninfee di Monet. Sono belle da togliere il fiato, in una location – semplice e pura - che ne esalta ancora di più la bellezza: sedersi e ammirarle fa respirare l’anima. Si può visitare anche la Collection Jean Walter et Paul Guillaume, che sinceramente però ha dato poca soddisfazione sia a me che a Daniele. Ovviamente la mia classicissima figura da turista all’arrembaggio la metto in scena nel negozio del museo, mentre contenta per il mio splendido acquisto (la riproduzione delle Ninfee al Mattino) dico al gentilissimo cassiere: “Poster number undici!”… che mi sembra ovviamente giusto!
Usciti, prendiamo due sedie, le tipicissime sedie verdi, e ci sediamo su un punto alto del giardino per osservare il viavai della gente e godere di un momento di riposo. Passa la Gendarmerie in groppa a dei splendidi cavalli: anche loro danno colore all’ambiente, lasciandosi fotografare. Continuiamo la passeggiata attraverso il lungo viale, accecante per il sole, fino a giungere all’Arc du Carossell e, ahinoi, al Louvre: dov’è la poesia di due sere prima? Il silenzio, la luce soffusa, quello splendido contrasto architettonico tra vecchio e nuovo, tra antico e moderno, tra buio e luce? Svanito: ora solo tanta gente, stanca, rumoreggiante, che non si guarda attorno…. Questa splendida piazza che con grande eleganza ci aveva accolti la prima sera avvolgendoci nella sua teatrale magnificenza, sembra ora avviluppata su se stessa e forse in maniera sommessa osserva e tace. Da qui il nostro caldo consiglio: visitate questo luogo di sera!
Torniamo verso l’albergo, la nostra ultima serata a Parigi ci attende: vogliamo trascorrerla da perfetti innamorati, vogliamo viverla dolcemente, e soprattutto vogliamo la Tour Eiffel come sfondo… e così, dopo un mini-aperitivo in camera a base di sushi e birra (una delizia!) ed una cena alla Steak House Buffalo di fronte al Moulin Rouge – sconsigliamo vivamente di frequentarla, non per i prezzi e per il cibo (buono!), ma per il cameriere e il suo modo di fare a dir poco offensivo -, prendiamo la metro e ci fiondiamo al Trocadero (meraviglioso di sera, insignificante di giorno, a parte per un ragazzo sui roller che fa follie!). Ci accodiamo sul muretto e ascoltiamo: Edith Piaf con la sua “La via en rose” (magnifica davvero, ha il sapore di Parigi! Era un rito a cui ci tenevo tantissimo!) e la nostra canzone, italianissima. Poi siamo pronti per lo spettacolo di luci: macchine fotografiche piazzate e via….. MERAVIGLIOSA!!!! La gente che rimane a bocca aperta, gridolini di soddisfazione e poi silenzio; un gruppo di ragazzi vicino a noi festeggia il compleanno di un loro amico… 5 minuti e poi tutto torna come prima; e ti chiedi se sia davvero accaduto o non sia stato solo una tua proiezione mentale. Intorno la vita riprende, gli artisti di strada si riattivano e noi prendiamo una crepes alla nutella (dal gusto un po’ discutibile, ma pensiamo che possa essere una buona tradizione da perseguire) e ci accomodiamo sui gradini per godere lo spettacolo di due giovani che si dilettano col fuoco: bravissim. Trascorre un’ora e noi ci guardiamo straniti per aver perso la cognizione del tempo, ma è ancora la torre a ricordarci che sono le 23.00. Rispettosamente la salutiamo e ci avviamo verso Montmartre, la nostra dimora!
La mattina prepariamo il bagaglio e lasciamo la nostra stanza: siamo diretti ad un quartiere nuovo da esplorare e soprattutto a Saint Sulpice: le strade sono veramente piene di negozi di vario genere e tipo e io ne scopro uno veramente parigino, da dove acquisterei tutto. La famosa chiesa dall’esterno ci lascia insoddisfatti, anche forse a causa dell’impalcatura…. E anche gli interni (fatta eccezione per i Delacroix – entrando a destra) non ci fa impazzire; scatta il rito della foto per lo gnomone e l’obelisco, ma soprattutto per lo splendido organo che la guida definisce come il più grande di Francia: non stentiamo a crederlo.
Usciamo dalla Chiesa e ci dirigiamo presso i Jardin du Luxembourg: un oasi meravigliosa, veramente parigina, piena di prati e fiori e alberi e statue; deliziosa in ogni suo aspetto: dalla francese che seduta su una panchina legge, ai due uomini che giocano a scacchi sotto lo sguardo attento di un amico, un anziano nero seduto presso il campo di bocce, giovani aitanti che giocano a tennis e due turisti, noi, che si siedono qui per godere della splendida brezza e di questo angolo sublime. Scopriamo poi la Statua della Libertà, piccola e ben situata in questo posto, nonostante di primo acchito potrebbe sembrare un po’ lontana dalla sua collocazione.
Ma dobbiamo proseguire, ci attende ancora molto da vedere: la Tour Montparnasse! Salire lassù è veramente bello e così ci rendiamo conto che ogni giorno abbiamo visto Parigi dall’alto… e forse è tra le migliori visuali di cui si può godere. La torre è modernissima, con questo suo velocissimo ascensore (il più lesto d’Europa!) a tal punto che le orecchie fan i capricci. E da qui la Torre sembra piccina, a causa anche dell’effetto lontananza.
Poi scendiamo, affamati… ma è così stancante oggi cercare un luogo per pranzare, che ci rintaniamo da McDonald’s…. un po’ di tempo lì non rovinerà certo la nostra meravigliosa vacanza; e poi noi abbiamo fretta, per cui consultiamo la nostra carta e ci rechiamo verso l’ultima meta: Hotel des invalides, una struttura gigantesca con il bianco che fa ancor più da contrasto con l’oro della cupola; entriamo e Daniele non resiste alla curiosità di visitare il museo delle Corazze: veramente ben curato; così come quello dedicato alla due guerre, che osserviamo superficialmente, io perché sono sempre molto inquieta di fronte a questa parte di storia, e Daniele perché sa che il tempo stringe e le lancette corrono. Ci rechiamo nella struttura centrale; e dopo aver visitato la tomba del maresciallo Foch, bella per le nuance celesti, piccolo angolo dove si respira un sincero cordoglio, ci affacciamo alla balaustra, sicché il contrasto risulta netto: la tomba dell’Imperatore di Francia Napoleone; il feretro di porfido rosso, circondato da alte figure femminili in marmo che lo vegliano. Scendiamo, e mentre nella cappella vicina si celebra messa, ci avviciniamo dal basso a questo angolo di magnificenza; sui muri ci sono inscritte le frasi celebri di questo uomo, che ovviamente risulta assolutamente privo di umiltà. In tutto questo viaggio non l’avevamo ancora incrociato: si, certo, alcuni monumenti visti avevano un legame con la sua storia, ma non avverti la sensazione che Napoleone abbia vissuto a Parigi, sino a quando, almeno, non giungi qui: sembra che il tributo per questo uomo, tanto odiato in patria oppure tanto amato – è così tutto tanto ambiguo a riguardo- sia stato tutto concentrato in queste mura: alloro, sfarzo, splendore, clamore, reverenza… tutto qui e da nessun’altra parte di Parigi. Esci dalla porta principale e ti chiedi ancora se davvero Napoleone è mai stato l’imperatore di questa città, in questa città.
Il nostro viaggio è giunto al termine; torniamo all’albergo per ritirare i bagagli e per salutare questo splendido quartiere che ci ha accolti e ci rimarrà nel cuore. Torniamo ancora al nostro Starbuck’s, perché vogliamo ricordare i nostri risvegli qui e vogliamo portarci via un pezzettino di questo angolo. Prendiamo la metro e con uno strano silenzio nell’anima ci dirigiamo lontani, verso Charles de Gaulle. Parigi e la nostra promessa di ritornarci.
Le mie ultime parole di questo racconto sono rivolte a colui che ha reso possibile che tutto questo accadesse: Daniele. Grazie per ogni tuo splendido sorriso in questo viaggio, per la tua allegria, per la tua infaticabilità e perché ogni tuo gesto è così spontaneo da far commuovere…. Noi, sempre senza peso, senza fiato e senza affanno.
Friday, July 31, 2009
Al maestro Ghirba

Quando penso ai miei anni nella danza, non posso non pensare a Lui.... Nello Yosef Ghirba....
Non ricordo bene quando iniziò.... forse avevo 12-13 anni: il sabato c'era un nuovo appuntamento, quello dello stage con colui il quale aveva un solo epiteto: "Il MAESTRO". Occhi celesti, perfetto atteggiamento da ballerino, una lunga esperienza, animo carismatico.
Dopo l'inizio segnato dal mio tentativo di spiegarGli che non amavo i modi bruschi per correggermi, da lì fu amore... amore per le sue lezioni, per quel nuovo stile che ampliava i miei orizzonti: finalmente la danza sembrava essere entrata come una ventata di aria nel mio mondo. Una sbarra spettacolare, replicata al centro, le variazioni, la ricerca dell'eleganza in ogni gesto, il superamento della mera esecuzione.... LA DANZA in ogni senso!
Ricorderò sempre quel giorno in cui mi venne vicino e, mentre mi cimentavo in un cambrè, mi disse: "aspetta... guarda quella foto..."; per anni avevo guardato quella foto e mi ero chiesta come si potesse raggiungere una simile perfezione; ma attraverso il suo aiuto, ecco che arrivò anche il mio momento; Lui mi guardò con aria soddisfatta e disse: "ecco!".
Ricorderò sempre quando ci raccontò un aneddoto e da allora il termine "Venezia" per noi aveva il significato di: "stringere i glutei" e "reggiseno" quello di chiudere il torace.
Ricorderò sempre la Sua mano che passa sulla mia schiena, io intenta nello sforzo di tenerla dritta con le scapole pienamente indentro ed in linea...
Ricorderò quella sera al teatro Politeama di Lecce quando la nostra prima esibizione era un estratto della sua sbarra...
Ricorderò sempre le lezioni di giugno col caldo afoso del Salento....
E ricorderò sempre l'ultima immagine che ho di Lui: io che esco da quella scuola ove avevamo fatto lezione, Lui seduto su quella sedia a guardarsi intorno con lo sguardo triste.... dicendomi che forse sentiva di dover tornare a casa... ricordo il bacio di saluto e il mio reverenziale: "grazie Maestro, arrivederci"...
Ora so che lassù, ovunque Lei sia, sarà in ottima compagnia.... sarà sicuramente lì a discutere di balletto con quei grandi che ci hanno lasciato.... Meraviglioso mondo deve essere quello di lassù... Si respira danza e musica: ARTE!
Addio Maestro...
Subscribe to:
Posts (Atom)

